Tra partiti confusi e coccodrilli, lo Stato resiste
La parola data non vincola più, si usa e si getta. Non è modernità, è degrado all’ombra di una fase crepuscolare della politica. La vicenda Vannacci-Lega non è un incidente. Ma il sintomo di una patologia trasversale che attraversa il sistema dei partiti e ne rivela la stanchezza profonda. Il cinismo utilitarista post ideologico e autoreferenziale ha fatto scuola, accettando il trasformismo e sdoganando il qualunquismo, con posizionamenti erratici da destra a sinistra, fino a farne metodo.
Anche a sinistra, dove il richiamo moralista ha spesso sostituito l’elaborazione civile e sociale, si privilegia la mediazione tattica alla costruzione di una visione politica riconoscibile. L’esigenza di ricomposizione, quando è priva di criteri fondati sulla cultura della scelta, perde forza e direzione. La mediazione, se non è sorretta da un progetto, non compone ma rinvia e la tattica diventa l’orizzonte, mentre il perimetro resta indefinito. La Rinascita, se ci sarà, non nascerà dalle mediazioni in sé, ma dalla profondità di una cultura politica capace di indicare un orizzonte.
La decadenza farsesca più emblematica è stata rappresentata da Giggino, già grillino, al secolo Di Maio, che abolì la povertà con le parole, trattando la coerenza come mobilio da spostare secondo convenienza. È il ritratto di un tempo in cui l’inganno indossa la cravatta e pretende rispetto, mentre la politica rinuncia al proprio compito democratico di pedagogia sociale. Quando il consenso di Salvini ha iniziato a evaporare, si è scelto di rincorrere un simbolo più che costruire una visione, favorendo una scorciatoia identitaria che ha offuscato una politica riconoscibile e la sua tradizione territoriale.
Vannacci è stato candidato, poi sdoganato, infine evocato come segretario. Non per ciò che è, ma per ciò che promette in termini identitari e polarizzazione immediata, dentro il vuoto strategico di una leadership che non cade, ma si ritrae. Vannacci non è il problema, è l’effetto di questo processo, al di là della Xª MAS agitata come feticcio ambiguo che non è memoria, ma travestimento della storia tra le macerie del primo Novecento. Gli applausi provenienti da Alternative für Deutschland lo confermano, nulla di illegale, ma politicamente rivelatore.
Quando la politica rinuncia a scegliere e smette di interrogarsi sulle proprie responsabilità, finisce per accettare qualsiasi uovo e poi finge stupore davanti a ciò che nasce. Ma se da quell’uovo esce un coccodrillo che per natura ti vuol mangiare, la colpa non è dell’animale, bensì di chi ha smesso di distinguere. Per fortuna l’Italia è ancorata a istituzioni solide e credibili. Come il Quirinale, la Polizia di Stato e le Forze di Polizia, che rappresentano un riferimento affidabile di coerenza, non proclamata ma praticata ogni giorno al servizio del Paese.
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