Coniugi Moretti aggrediti prima dell’interrogatorio dai familiari delle vittime
La tensione è esplosa all’improvviso, a pochi minuti dall’inizio dell’interrogatorio. Alcuni familiari delle vittime della strage di Crans-Montana hanno aggredito verbalmente e fisicamente Jacques e Jessica Moretti, proprietari del discobar Constellation, al loro arrivo davanti all’aula universitaria di Sion dove era prevista l’audizione.
I coniugi, indagati per il rogo che la notte di Capodanno ha causato decine di morti e oltre cento feriti, sono giunti sul posto scortati dalla polizia e accompagnati dai legali. Nonostante le misure di sicurezza, la situazione è rapidamente degenerata: meno di una decina di parenti delle vittime presenti si sono avventati contro di loro, dando vita a un parapiglia che ha richiesto l’intervento immediato delle forze dell’ordine.
Il clima attorno all’interrogatorio
L’episodio fotografa il clima che accompagna l’inchiesta sul rogo del Constellation, il locale andato a fuoco durante i festeggiamenti di Capodanno a Crans-Montana. Un’inchiesta che, giorno dopo giorno, continua ad allargarsi e a far emergere nuovi elementi di scontro tra difesa, parti civili e istituzioni.
All’interno dell’aula, davanti ai magistrati e a una platea di oltre cinquanta avvocati delle parti civili, Jacques Moretti ha ribadito una linea difensiva già nota: il Constellation, secondo lui, era un locale sicuro. E se così non fosse stato, le responsabilità ricadrebbero sugli enti pubblici preposti ai controlli.
Le risposte di Jacques Moretti e i nodi sulla sicurezza
Nel corso dell’interrogatorio, l’imprenditore ha escluso che l’impianto di ventilazione sia mai stato oggetto di verifiche da parte del Comune o del Cantone, respingendo l’ipotesi che un difetto nel ricambio d’aria del locale sotterraneo possa aver contribuito a propagare l’incendio.
Altro punto critico riguarda gli estintori: quattro dispositivi presenti nel locale non sarebbero stati utilizzati durante la fuga. Moretti ha spiegato che, nel panico, nessuno avrebbe pensato a usarli, aggiungendo che la segnaletica catarifrangente obbligatoria era stata fissata ma si sarebbe staccata facilmente. Una spiegazione che non ha convinto tutti e che ha alimentato ulteriormente le contestazioni delle parti civili.
L’inchiesta si estende anche in Italia
Mentre in Svizzera proseguono gli interrogatori, l’indagine si muove anche sul fronte italiano. A Roma, il pubblico ministero Stefano Opilio ha disposto il sequestro probatorio dei telefoni dei giovani italiani deceduti o rimasti feriti nella tragedia.
Secondo la Procura, immagini, video e chat presenti sui dispositivi potrebbero fornire elementi decisivi per ricostruire la dinamica del rogo e chiarire eventuali responsabilità legate alla sicurezza del locale. Le analisi forensi serviranno a “cristallizzare” dati e testimonianze digitali di quella notte, colmando – secondo gli inquirenti – un vuoto lasciato dalle autorità svizzere.
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