La Lega rilancia: Sì all’azionariato popolare nel calcio
Salvini apre: "Proposta importante e ragionevole", cosa può succedere ora
Assist della Lega all’azionariato popolare “a cominciare dal calcio”. Il progetto di legge va avanti. E lo fa con la benedizione del Carroccio. Che strizza l’occhio non tanto (e di sicuro non di certo) ai grandi club (controllati in maniera ferrea dagli azionisti perlopiù stranieri, leggi americani). Ma alle piccole realtà sportive, in particolari quelle locali. Che sono alle prese con una crisi tremenda. Dettata da mille fattori. Che vanno dalla burocrazia fino agli esangui compensi. Una situazione disastrosa che ogni anno si traduce in un bollettino di guerra tra squadre fallite, spesso a metà campionato, e stagioni falsate.
Azionariato popolare nel calcio, ci siamo?
A riaprire il dibattito è una nota cofirmata dal vicepremier Matteo Salvini, qui in vesti di leader della Lega, e dal capogruppo alla Camera dei Deputati Riccardo Molinari. Che hanno licenziato una nota al limite dell’entusiastico sulla vexata quaestio che da anni divide gli sportivi: “La proposta per consentire l’azionariato popolare nelle società sportive, a partire dai club calcistici, è importante, ragionevole, già approvata dalla Camera e dalla Commissione con condivisione del governo. Auspichiamo possa andare avanti fino all’approvazione definitiva in Senato”.
Il modello inglese
Questo è stato l’unico modello inglese che non è mai stato davvero preso in considerazione dalle autorità e dalla politica. Lo United of Manchester è il manifesto (e il sogno) dei tifosi di ogni latitudine. Di ogni segno, colore e dimensione. L’intervento dei tifosi nella gestione diretta dei club è da sempre uno dei temi più cocenti. È la questione dell’identità degli sportivi che, spesso nelle città di provincia, vengono da cocenti delusioni. Devono fare i conti con i capricci delle federazioni, le tonnellate di adempimenti e la voglia di imprenditori che, spesso e volentieri, dura pochissimo e si infrange di fronte alle prime criticità. L’azionariato popolare nel calcio riapre un fronte di dibattito. E dividerà, una volta di più, i dilettanti dai professionisti.
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