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Giustizia

Mattarella al CSM: perché il richiamo al rispetto non ferma le riforme

analisi dell’intervento di Mattarella al CSM: tra critiche legittime ai «difetti» dell’istituzione e l’esortazione a un rispetto vicendevole per superare lo status quo

di Anna Tortora -


L’analisi dei pilastri e il superamento dell’autoreferenzialità

L’intervento del Presidente della Repubblica presso il CSM non si presta a letture parziali né, tantomeno, a strumentalizzazioni da parte di chi vorrebbe cristallizzare lo status quo in nome di un presunto “fronte del NO”. L’analisi del testo rivela tre pilastri che “mettono in riga” ogni tentativo di arruolamento partigiano: il primo è il superamento dell’autoreferenzialità. Il Presidente ha esplicitamente ammesso l’esistenza di «difetti, lacune, errori» nel funzionamento del Consiglio.

Questo passaggio demolisce la narrazione di una magistratura intoccabile o di un vertice del CSM impermeabile al cambiamento. Chi usa le parole del Colle per opporsi tout court alle riforme ignora che è lo stesso Mattarella a porre il tema della “manutenzione” necessaria delle istituzioni. In secondo luogo, la critica come esercizio democratico: affermando che le critiche non sono precluse, il Capo dello Stato riconosce la legittimità del dibattito politico e legislativo. Tuttavia, fissa un confine invalicabile: la critica non deve mai trasmodare in delegittimazione organica. Il “NO” ideologico è speculare all’attacco distruttivo: entrambi ignorano la complessità dell’equilibrio tra i poteri (check and balances).

La distinzione tra funzione e controversia nel merito della Riforma

Il terzo pilastro riguarda la distinzione tra Funzione e Controversia: il richiamo alla sede «rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica» è un monito bilaterale. Se da un lato protegge il CSM dalle incursioni dell’esecutivo, dall’altro vincola il CSM stesso (e i suoi sostenitori più acritici) a non trasformarsi in un contropotere politico. L’intervento non è un’esortazione alla conservazione, ma un richiamo al metodo costituzionale.

Chi vi legge una difesa d’ufficio della magistratura contro il riformismo compie un errore ermeneutico speculare a chi vorrebbe sminuire il ruolo del Consiglio. La Repubblica non vive di veti, ma di un “rispetto vicendevole” che impone a tutti di abbassare i toni della propaganda per ritrovare quelli della Costituzione. Ha detto anche: «Istituzione non esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche». Diciamola tutta. Tradotto: abbassiamo i toni, ma la riforma va votata nel merito.

L’ermeneutica della responsabilità istituzionale

Sotto il profilo dottrinale, la lectio presidenziale impone una rigorosa riflessione sulla natura della democrazia pluralista, dove la salvaguardia delle istituzioni non può tradursi in auto-assoluzione. Il richiamo alla sede “rigorosamente istituzionale” riafferma il CSM come organo di garanzia, la cui legittimazione risiede nella capacità di emendare i propri limiti in armonia con le altre prerogative dello Stato. In termini accademici, il monito di Mattarella configura un’esegesi della “leale collaborazione”: un principio dinamico che rigetta tanto l’immobilismo corporativo quanto la delegittimazione politica, ponendo il merito del confronto legislativo come unico argine alla crisi del sistema.

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