GIP e il GUP come “passacarte”: la critica di Nordio al sistema a carriere unite
Analisi sulla crisi del ruolo di filtro del GIP/GUP: perché la Riforma Cartabia rischia il fallimento senza la separazione delle carriere e la terzietà del giudice
La crisi del ruolo di controllo: tra appiattimento e simbiosi professionale
Il fallimento della funzione di filtro del GIP non è solo un limite procedurale, ma riflette una profonda crisi d’identità del sistema accusatorio italiano. Nonostante il codice del 1989 ambisse a un giudice terzo, la realtà giudiziaria ha consegnato la fase delle indagini a una sorta di “monologo dell’accusa” assistito da un magistrato giudicante troppo spesso appiattito sulle tesi della Procura. Questa contiguità, denunciata con vigore dal Ministro Nordio, trasforma il controllo giurisdizionale in una ratifica notarile: dalle intercettazioni alle misure cautelari, il GIP finisce per operare come un’estensione dell’ufficio del Pubblico Ministero, venendo meno al suo compito primario di argine contro l’arbitrio investigativo. La mancata separazione delle carriere rende il giudice un “collega” dell’accusatore, privandolo della necessaria distanza psicologica per esercitare un vero diniego.
L’inefficacia della Riforma Cartabia e il nodo della cultura giurisdizionale
L’introduzione del criterio della “ragionevole previsione di condanna” con la Riforma Cartabia ha rappresentato un tentativo lodevole, ma finora monco, di restituire dignità all’Udienza Preliminare. Sulla carta, il GUP dovrebbe oggi agire con il rigore di chi anticipa l’esito del dibattimento, prosciogliendo l’imputato laddove la colpevolezza non appaia altamente probabile. Tuttavia, la prassi del “rinvio a giudizio automatico” resiste tenacemente. Senza un mutamento radicale della cultura della giurisdizione ( che può passare solo attraverso una netta distinzione tra chi indaga e chi giudica ) il nuovo parametro normativo rischia di restare un involucro vuoto, incapace di scardinare la consuetudine burocratica di chi, per inerzia o spirito di corpo, preferisce delegare al dibattimento ogni responsabilità decisionale, trasformando l’imputato in un bersaglio per anni.
Oltre la forma, verso la separazione delle carriere
L’evidenza dei fatti dimostra che non è sufficiente modificare le regole di giudizio se non si interviene sulla struttura stessa dell’ordinamento giudiziario. Il GIP e il GUP torneranno a essere autentici garanti della libertà individuale solo quando saranno strutturalmente e psicologicamente distanti dalla parte accusatrice. La sfida posta dal Ministro Nordio punta proprio a questo: superare il modello del “giudice passacarte” attraverso la separazione delle carriere, affinché il processo penale cessi di essere una pena anticipata e torni a essere lo strumento di un accertamento terzo, imparziale e, soprattutto, realmente necessario.
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