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Giustizia

Sgarbi e il processo mediatico

di Francesco Da Riva Grechi -


L’assoluzione non è arrivata in Cassazione, bensì all’udienza preliminare, davanti al Tribunale penale di Reggio Emilia. Eppure la macchina del fango mediatico è costata al professore l’incarico di sottosegretario alla cultura e soprattutto la salute. Adesso è depresso. Gli avvocati Alfonso Furgiuele e Giampaolo Cicconi commentano la sentenza di assoluzione pacatamente: «Dopo un giudizio regolare, innanzi agli organi giudiziari, il prof. Vittorio Sgarbi è stato assolto perché il fatto non costituisce reato anche dall’imputazione residua; dopo l’archiviazione, per altri due reati originariamente contestati, già conseguita all’esito delle indagini preliminari».

Sgarbi, all’inizio, era stato imputato anche per contraffazione e autoriciclaggio di beni culturali ma i due capi d’accusa erano già stati archiviati ed era rimasto solo quello di riciclaggio. E ancora l’avv. Furgiuele: «Per questa vicenda Vittorio Sgarbi è stato processato dai media, con tanti articoli giornalistici e molte trasmissioni televisive che – ovviamente senza le garanzie di affidabilità dei risultati previste dal codice di procedura penale – hanno ritenuto di accertare la sua colpevolezza e lo hanno brutalmente condannato alla gogna pubblica». Tutto smontato in tribunale e su questo Furgiuele conclude: «Io credo nella giustizia e questi risultati confermano che la mia fiducia è ben riposta».

Quella che si è rivelata una falsa inchiesta, e della quale comunque nulla è stato provato, è nata dalle dichiarazioni del pittore reggiano Lino Frongia, che alle telecamere di Report e al Fatto Quotidiano raccontò di aver aggiunto una fiammella ad un dipinto su incarico del critico d’arte. Sgarbi all’epoca delle accuse dichiarò: «Una miserabile e inaudita campagna di delegittimazione, così sfrontata e plateale che i due autori della falsa inchiesta da giorni non esitano a rilanciarla sui social facendosi spalleggiare da noti esponenti delle opposizioni».

Si tratta in sostanza, a parere di chi scrive, di violenza politico – mediatica che trova quasi sempre una sponda in procura ma che in questo caso ha trovato un giudice terzo ed imparziale nel Gup, in giudizio con il rito abbreviato. In questo caso c’è stato però chi ha voluto sostituirsi ai giudici e ha cercato di approfittare del potere di emettere capi d’accusa e sentenze. Questo è un vizio imperdonabile del circuito mediatico che senza porre alcun bavaglio alla stampa e alle notizie andrebbe regolamentato.

Già la malagiustizia ci affligge come sappiamo, non si può accettare che quando l’ordinamento giudiziario dà giudizi assennati seppur tardivi, ci sia chi si sostituisce a giudici e a pubblici ministeri e voglia amministrare la giustizia dai media. Quella contro Sgarbi è stata una persecuzione! E oggi si scopre anche il dossieraggio di cui pure è stato vittima. Il suo nome, infatti, è riportato nell’elenco dei politici del centrodestra dossierati dal finanziere Pasquale Striano, che ora rischia il processo per accesso abusivo alle banche dati e rivelazione del segreto in concorso con altre 22 persone, tra cui l’ex pm Antonio Laudati e tre giornalisti di Domani.

Non c’è ancora conferma di un collegamento tra gli accessi abusivi di Striano e le false accuse di Reggio Emilia: sta indagando la Procura di Roma, con il procuratore aggiunto Giuseppe De Falco e la pm Giulia Guccione.

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