Sul referendum Conte show, Schlein non pervenuta
C’è un ex premier che non si dà pace. Da quel freddo 26 gennaio 2021, giorno delle sue dimissioni, coltiva un’idea fissa: tornare a Palazzo Chigi. Parliamo, ovviamente, di Giuseppe Conte che, dopo aver governato prima con la Lega e poi con il Pd, adesso sogna ancora più in grande. Si vede federatore del campo largo, fascia da capitano al braccio e programma cucito su misura nella pochette. Intanto, nella notte, la maggioranza trova l’intesa sulla nuova legge elettorale.
Addio ai collegi uninominali del Rosatellum, spazio al proporzionale con premio di maggioranza oltre il 40% e ballottaggio tra il 35% e il 40%. Niente preferenze – non è un bene, preferiremmo sapere chi mandiamo in Parlamento – e niente nome del premier sulla scheda. Il candidato si leggerà nel programma, come le note a piè di pagina. Nel campo largo, però, qualcuno le prove generali le sta già facendo. Indovinate chi. Conte. Che in questi anni, però, non è rimasto fermo. Tutt’altro. E quale occasione migliore del referendum sulla magistratura per riprendersi il centro della scena?
L’ex “avvocato del popolo” si è autoproclamato frontman del No, mentre Elly Schlein sembrava esercitarsi nella difficile arte dell’evanescenza selettiva. A Palermo il confronto con il Guardasigilli Nordio è diventato il primo vero duello tra governo e opposizione sulla riforma. Nordio ha rivendicato un approccio “tecnico e istituzionale”; Conte ha evocato il rischio di una “giustizia addomesticata” e di un “disegno di politica criminale coltivato fin dall’inizio” (e meno male che si dovevano abbassare i toni…).
Botta e risposta, accuse e controaccuse. “Non avete argomenti costituzionali e giuridici”, ha replicato il ministro. Ma il punto politico è un altro: Conte si muove da leader in pectore, Schlein da alleata ancora in cerca di collocazione. Il campo sarà pure largo, ma la leadership è strettissima. E mentre la nuova legge elettorale ridisegna le regole del gioco, nel centrosinistra è già iniziata la partita decisiva. Conte corre, Schlein rincorre. Più che un campo largo, sembra un ring. E sul ring non conta chi occupa più spazio, ma chi resta in piedi fino all’ultimo round.
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