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Sociale

8-15 marzo la settimana Lilla: In Italia quasi quattro milioni di persone lottano contro i disturbi alimentari

di Priscilla Rucco -


La malattia colpisce sempre più giovani. Le strutture di cura restano insufficienti e mal distribuite sul nostro Paese

Da un lutto personale ad una causa per tutti i malati

Stefano Tavilla nel marzo del 2011 perse sua figlia Giulia, stroncata dalla bulimia a soli 17 anni. Invece di chiudersi nel silenzio, trasformò quella perdita in qualcosa di utile per gli altri. Nel 2012 nacque la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai disturbi del comportamento alimentare. Nel 2018 la Presidenza del Consiglio dei Ministri le attribuì riconoscimento ufficiale. Quest’anno dall’8 marzo è partita la “Settimana Lilla” dedicata ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, giunta alla sua quarta edizione. Ogni 15 marzo si moltiplicano convegni, incontri nelle scuole, sportelli di ascolto e iniziative per medici, insegnanti e familiari. Il colore lilla, nato dall’incontro tra il blu e il rosso, è stato scelto per evocare la complessità interiore di chi vive con un disturbo alimentare: una sofferenza spesso invisibile dietro un’apparenza del tutto normale.

I dati

I dati ufficiali, elaborati dal Ministero della Salute e presentati in Senato dalla professoressa Laura Dalla Ragione, massima esperta nazionale nel settore, delineano una vera emergenza sanitaria. Le persone in carico per disturbi del comportamento alimentare in Italia superano i tre milioni e mezzo, un numero enormemente cresciuto rispetto ai circa 300 mila casi dell’anno 2000. La curva dei nuovi malati è di 680.569 nel 2019, quasi 880 mila nel 2020, oltre 1,2 milioni nel 2021, circa 1,45 milioni nel 2022 e fino a quasi 1,7 milioni nel 2023. Gli specialisti individuano nella pandemia uno dei principali fattori scatenanti: l’isolamento e la discontinuità affettiva hanno lasciato un segno molto profondo sulla salute psicologica dei più giovani. Il Registro Nazionale delle Cause di Morte rileva 3.158 decessi nel solo 2022 riconducibili a disturbi alimentari, con un’età media delle vittime di 35 anni.

Chi si ammala, e dove

La malattia colpisce prevalentemente le donne, circa il 90% dei casi, ma il numero di uomini che si rivolgono ai servizi cresce ogni anno. Ancora più preoccupante è l’abbassamento dell’età di esordio della malattia: oggi si incontrano casi conclamati in bambini di dieci anni. Il 40% dei pazienti ha tra i 12 e i 17 anni, il 25% non ha ancora compiuto i 14, il 6% nemmeno i 12. La Lombardia concentra il 30% delle persone in carico, seguita dal Lazio con il 12% e dall’Emilia-Romagna con il 9%.

Il Codice Lilla in pronto soccorso

Tra gli aiuti concreti degli ultimi anni figura il Codice Lilla, un protocollo del Ministero della Salute per garantire una presa in carico prioritaria dei pazienti con sospetti disturbi alimentari che accedono al pronto soccorso. Non è obbligatorio per legge, ma viene adottato da numerose strutture ospedaliere, migliorando la qualità della prima accoglienza soprattutto per gli adolescenti.

Un sistema che “non regge”

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità aggiornati a febbraio 2025, i centri e le associazioni operative in Italia sono 214: 132 del Servizio Sanitario Nazionale, 32 del privato convenzionato e 50 associazioni. Un numero decisamente in crescita rispetto ai 180 censiti nell’autunno del 2024, ma ancora insufficiente. La distribuzione geografica aggrava il tutto: 32 strutture al Nord, 10 al Centro, appena 8 tra Sud e Isole. Per chi vive nelle regioni meridionali, accedere quindi ad un centro specializzato può stare a significare mesi di attesa o di trasferimenti lontani da casa.

Guarire è possibile

La Giornata del Fiocchetto Lilla porta con sé un messaggio che non va perso tra le cifre: i disturbi alimentari si curano e la guarigione è possibile. La chiave è l’intervento precoce. Riconoscere i segnali – il rifiuto del cibo, l’ossessione per il peso, l’esercizio compulsivo, le abbuffate seguite da isolamento – e chiedere aiuto prima che la malattia si radichi è il passaggio che più di ogni altro determina la prognosi. Il bisogno di essere ascoltati e curati non aspetta le ricorrenze e può avvenire in ogni istante.


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