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Politica

Da Bossi a Pomicino: una Italia a confronto

di Vincenzo Viti -


Curiosità e indulgenza ormai rituali sembrano accompagnare ogni “congedo” di firme illustri dal proscenio della politica italiana. Quasi simultaneamente nelle ultime ore abbiamo perso Umberto Bossi e Paolo Cirino Pomicino.

Di entrambi sono state evocate pagine diverse e contemporanee di una Italia mai così celebrata nelle sue eccezioni e nei suoi virtuosismi. Di Bossi si è richiamata la forza costituente di un dialetto territoriale in grado di rovesciare il modello di un Paese unificato dalla impresa regia e prefettizia. 

Dialetto perciò rivendicativo di un nordismo arruolato contro un Sud esoso e ingombrante che a sua volta replicavano sia con un meridionalismo lirico e idealista sia con un sudismo reattivo e recriminatorio.

Di qui la “grandezza” di Bossi (come negarla?)  raccontata come un epifenomeno che ha radicalmente cambiato il palinsesto della politica italiana, inaugurando le idi della nuova repubblica. Da un altro angolo prospettico Paolo Cirino Pomicino è stato rappresentato come il controcanto verso la annunciata modernità che ha accompagnato la fine della prima Repubblica.

Una testimonianza coerente affidata al realismo dello “sguardo” di cui è stata capace quella generazione che ha attraversato il secolo della grande mutazione. Del leader democristiano si sono infatti sottolineate la moderazione e la lucidità analitica, insomma il suo stare fin dentro la storia dei nostri giorni. Senza nostalgie né tentazioni demagogiche quasi a segnalare la eternità di uno stile che ha retto tutte le intemperie.  Pensiamoci su. 

La domanda da cui siamo partiti era se non fosse quanto meno curioso quasi surreale l’omaggio che la tarda seconda repubblica sta rendendo alle figure di qualche significato che abbandonano il campo, seminando qualche rimpianto. 

Si pensi alle torsioni polemiche e alle idrofobie subite dal primo Bossi, che pure non fu un lord inglese. Si torni inoltre alle atmosfere torbide e allusive che illustrarono il Divo. E le si confronti con le prose che la grande stampa ea Opinione Circolante oggi dedica alle due icone di un tempo andato. 

Vi troverete una franca ammissione di fragilità esistenziale e la prova del debito tuttora irrisolto sia verso una storia ancora tutta da raccontare sia verso un futuro carico di silenzi e di misteri tutto da costruire. 


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