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Esteri

Accordo fantasma: Trump promette, Israele bombarda, l’Iran aspetta

La Cnn ha contato 37 annunci del POTUS sull'intesa “a un passo”

di Ernesto Ferrante -


In oltre due mesi di dichiarazioni roboanti, Donald Trump ha trasformato il negoziato con l’Iran in una sorta di lotteria dell’accordo imminente. Ogni giorno un’estrazione, una promessa, un nulla di fatto. La Cnn ha contato almeno 37 annunci in cui il presidente americano ha garantito che l’intesa fosse “a un passo”. Una collezione di flop che ormai definisce più di ogni altra cosa la sua rovinosa strategia mediorientale di proclamare vittorie inesistenti per coprire l’assenza di risultati.

Il ritornello di Trump

Lunedì, in un comizio telefonico, il tycoon ha parlato di una “vittoria totale” entro due settimane. Poi, uscendo dalle finali NBA, ha rilanciato: “Siamo alle fasi finali di un ottimo accordo”, pronto “in due o tre giorni”. È la stessa formula ripetuta da settimane, un mantra che serve più a riempire il vuoto che a descrivere la realtà, quella vera, fatta di un negoziato fragile, di un Medio Oriente in fiamme e di un presidente che sembra rincorrere le proprie fantasie.

Israele è fuori controllo

Tra gli elementi più rivelatori c’è il tentativo quasi grottesco del capo della Casa Bianca di far credere di avere una “presa” su Benjamin Netanyahu. “Se gli dico di fare qualcosa, lui la fa”, ha dichiarato, come se il premier israeliano fosse un suo subordinato. Ma i fatti lo smentiscono in modo imbarazzante. Israele continua a colpire obiettivi iraniani e libanesi quando lo ritiene opportuno, spesso proprio mentre Washington tenta di tenere in piedi le trattative.

L’ultimo attacco contro la Repubblica islamica, ordinato da Netanyahu, è arrivato senza alcun coordinamento la presidenza Usa. Eppure Trump ha provato a giustificarlo, sostenendo che “non può biasimarlo” e che gli iraniani “si sono arresi in fretta”. Una lettura che non trova riscontro sul terreno e che mostra impietosamente la difficoltà del leader del GOP di ammettere la propria irrilevanza nelle scelte israeliane.

JD Vance coglie nel segno

Molto più realistica è stata la posizione del vicepresidente JD Vance, che a Fox News ha ammesso che l’accordo in discussione “potrebbe non piacere a Israele”, ma è “nel migliore interesse degli Stati Uniti”. È un’affermazione pesante, perché riconosce apertamente le divergenze con gli israeliani. E soprattutto perché smentisce la narrazione trumpiana secondo cui tutto sarebbe sotto controllo.

Vance ha aggiunto che negli ultimi diciotto mesi gli Usa hanno creato “lo spazio necessario” per una soluzione di lungo periodo sul nucleare iraniano. Una frase che suona come un richiamo chiaro. L’obiettivo americano non è assecondare ogni impulso di Tel Aviv, ma evitare che l’Iran si doti dell’arma atomica.

Lo stato delle trattative

Mentre The Donald spiattella intese inesistenti, i negoziati veri procedono a fatica. Fonti pachistane citate da Al-Hadath parlano di un’intesa possibile “entro questa settimana”, ma la distanza tra le parti resta ampia. Per le autorità iraniane, senza un cessate il fuoco stabile in Libano, la firma è una chimera. E Israele, che continua a colpire obiettivi iraniani e libanesi, non sembra intenzionato a fermarsi.

Il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha celebrato su X la “resistenza della grande nazione iraniana” contro i raid di Stati Uniti e Israele, nel centesimo giorno dall’inizio del “jihad nazionale che si è levata per preservare la linfa vitale dell’Iran”.

Il fronte libanese

Nel sud del Libano, l’escalation è ormai quotidiana. Un raid israeliano su Tiro ha causato altri morti. Hezbollah ha ringraziato gli alleati iraniani per la risposta missilistica contro lo Stato ebraico, definendola un “messaggio di impegno morale e politico”. Il movimento sciita ha invitato Beirut a rafforzare i rapporti con Teheran, considerati l’unico argine all’“aggressione sionista”.

In questo quadro, il Pakistan sta assumendo un ruolo sempre più centrale. Islamabad è in contatto con tutte le parti e sta cercando di costruire un nuovo “ombrello regionale” che coinvolga Iran, Libano e Stati Uniti. La visita del capo dell’esercito libanese Rodolphe Haykal a Rawalpindi conferma la volontà di rafforzare la cooperazione militare e diplomatica.

Il monito di Guterres

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha espresso “profonda preoccupazione” e ha chiesto che “tutti gli attacchi cessino immediatamente”. Ha ribadito l’importanza dell’osservanza dei cessate il fuoco in Libano, Iran e Gaza, avvertendo che ogni violazione rischia di far deragliare gli sforzi diplomatici. Sullo Stretto di Hormuz ha richiamato tutti al rispetto del diritto internazionale e alla protezione dei civili. Senza una tregua reale, nessun negoziato potrà sopravvivere.


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