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Politica

Il Campo largo esce ridimensionato anche dai ballottaggi

di Giuseppe Ariola -


Due settimane fa era una sensazione abbastanza forte, oggi una certezza. La tornata di elezioni amministrative, conclusi anche i ballottaggi, non ha provocato alcuno scombussolamento del quadro politico. Quella ventata che secondo qualcuno avrebbe determinato nuovi equilibri semplicemente non c’è stata.

Il termometro politico è rimasto pressoché fermo. Sotto tutti i punti di vista: sia per quanto riguarda i risultati, sia sul fronte dell’affluenza, che anzi ha fatto segnare un calo.

Quelle orde di elettori pronte a mobilitarsi nelle proprie città per mandare un segnale al governo, per suonare la carica del campo largo in vista delle politiche del prossimo anno e per ridimensionare la maggioranza, semplicemente non si sono viste.

L’effetto referendum è definitivamente archiviato. E anche chi dopo il dato già chiaro del primo turno invocava l’attesa dei ballottaggi – quasi per aggrapparsi alla speranza di una sorta di miracolo – prima di commentare l’esito del voto, adesso non può che prenderne atto.

Nei capoluoghi si registra una situazione di sostanziale pareggio. Ma è riavvolgendo il nastro a 15 giorni fa che si ha la fotografia di chi ha vinto e chi ha perso.

Nelle due principali città al voto la partita si è infatti chiusa al primo turno. E se a Reggio Calabria la vittoria del centrodestra con Francesco Cannizzaro era annunciata, la vera sorpresa è giunta da Venezia.

È proprio da qui, infatti, che si levano i segnali più emblematici. I partiti di maggioranza si sono imposti al primo turno e gli avversari hanno reso una sfida sulla carta contendibile in una totale debacle con una candidatura sbagliata.

Si è, inoltre, avuta la riprova che al momento gli equilibri politici precari caratterizzano il campo largo, visti i risultati del Movimento 5 Stelle, non certo il centrodestra.

Non è evidentemente un caso se dall’altra parte d’Italia, a Foggia, proprio mentre si svolgevano i ballottaggi, la sindaca pentastellata ha presentato una lettera di dimissioni temendo di non avere più i numeri del campo largo in Consiglio comunale.

Per non parlare del caso emblematico di Salerno, dove Vincenzo De Luca, tra i principali oppositori dell’alleanza che si tenta a tutti i costi di mettere in piedi nel centrosinistra, è stato eletto in uno schieramento dove il simbolo del Pd, del quale il segretario regionale in Campania è il figlio Piero, non era neanche presente sulla scheda elettorale.

A fronte di tutto ciò e in mancanza di novità e capovolgimento di fronte particolarmente rilevanti, è evidente come le elezioni amministrative non abbiano dato quella spinta nella quale tanto speravano le forze progressiste, come amano definirsi.

Anzi, qualche piacevole sorpresa è giunta dalle parti del centrodestra che ha eletto sindaci dove probabilmente non immaginava di riuscirci. Un dato che secondo l’azzurra Licia Ronzulli dimostra come “le tradizionali regioni rosse sono oggi sempre più contendibili”. Il riferimento è certamente anche ad alcuni comuni dell’Emilia-Romagna espugnati dalla coalizione di maggioranza.

Non a caso anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, che proviene proprio da questa regione, evidenzia come il centrodestra abbia “vinto i ballottaggi in realtà tradizionalmente per noi ostiche”.


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