Il procuratore capo della Cpi è stato sospeso perché indagato per cattiva condotta sessuale
La sospensione del procuratore capo della Corte penale internazionale, Karim Khan, rappresenta uno stress test per la CPI e un banco di prova per la sua capacità di preservare indipendenza, credibilità e continuità operativa. Formalmente, il provvedimento è una misura cautelare in attesa della conclusione delle indagini sulle accuse di cattiva condotta sessuale. Sostanzialmente, si inserisce in un contesto in cui la Corte è già esposta a fortissime pressioni politiche.
La difesa ostinata di Khan
La decisione è stata adottata dall’organo di controllo gestionale della Cpi, che ha sottoposto la questione ai 125 Stati membri. La procedura prevede una maggioranza qualificata dei due terzi per confermare eventuali responsabilità e un voto separato per la rimozione dall’incarico. Khan ha rispedito al mittente le accuse, definendo la misura priva di fondamento. Le indagini, tuttavia, hanno seguito un percorso complesso. Una prima inchiesta interna si è chiusa per mancanza di collaborazione della presunta vittima; una seconda segnalazione è stata trasferita all’Ufficio Onu per i servizi di supervisione interna, che ha prodotto oltre 5.000 pagine di documentazione; poi è stata la volta di una revisione da parte di un gruppo di tre giudici. La frammentazione del processo investigativo ha alimentato dubbi sulla coerenza procedurale e sulla capacità della Corte di gestire casi che coinvolgono i suoi vertici.
Le scintille con alcuni dei leader più potenti del mondo
La figura di Khan è diventata centrale in dossier altamente sensibili. Nel marzo 2023, la richiesta di mandato d’arresto contro il capo del Cremlino Vladimir Putin per la presunta deportazione di minori ucraini ha rappresentato un punto di rottura, esponendo la Cpi a ritorsioni politiche e diplomatiche da parte della Russia. Più recentemente, la richiesta di mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini commessi a Gaza ha provocato una risposta durissima da parte degli Stati Uniti, che hanno imposto sanzioni contro Khan, i suoi vice e alcuni giudici della Corte. In meno di due anni, il procuratore è diventato il bersaglio simultaneo di tre potenze che incidono profondamente sullo spazio d’azione della Cpi.
I dubbi sulla Cpi
La bufera che si è abbattuta su Karim Khan assume un significato che va oltre la mera dimensione disciplinare. La vicenda solleva interrogativi sulla resilienza della governance interna della Cpi e sulla capacità degli Stati membri di agire come garanti dell’indipendenza dell’istituzione.