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Caso Annalisa Imparato: a Napoli la Toga diventa Coro da Stadio

Il tribunale di Napoli diventa una curva ultras: cori contro la giudice Annalisa Imparato e "Bella Ciao" nei corridoi. Quando l'ideologia calpesta la legge

di Anna Tortora -


Napoli, il funerale del decoro: se la toga diventa una sciarpa ultras

Quello che è successo nei corridoi del Tribunale di Napoli non è “goliardia”, come qualcuno prova a bollarlo per sminuire il caso. È il funerale del decoro istituzionale. Vedere magistrati saltare al coro di “Chi non salta Imparato è”, come se fossero allo stadio dopo un gol al 90’, fa male a chiunque creda ancora nella Terzietà dello Stato. La dottoressa Annalisa Imparato non è stata solo sconfitta in un’urna referendaria o elettorale: è stata messa all’indice, derisa pubblicamente dai suoi stessi colleghi.

Diciamo con forza: la toga non è una sciarpa ultras. Se il luogo dove si decide della libertà dei cittadini diventa il teatro di brindisi ideologici e di “Bella Ciao” urlati in faccia agli avversari, allora il cittadino ha il diritto di avere paura.

Il vulnus dell’imparzialità e il silenzio delle istituzioni

La stessa magistrata non ha nascosto la propria profonda preoccupazione per la deriva politica che ha travolto il tribunale partenopeo: “Sono state intonate canzoni che hanno valenza politica molto forte quindi, da cittadina, mi chiedo se questi sono gli stessi giudici che domani vanno in tribunale e ostentano imparzialità e terzietà”.

È un interrogativo che gela il sangue: come può un imputato o una parte civile sentirsi garantito da un giudice che, dismessi i panni del magistrato, si lancia in festeggiamenti faziosi e attacchi personali contro chi rappresenta una visione diversa della giustizia? La terzietà non è un concetto astratto da citare nei manuali, ma una postura etica che deve resistere anche fuori dalle aule, specialmente quando si rappresenta lo Stato.

Il popolo ha parlato, ma la Riforma resta un’urgenza

Nonostante l’umiliazione subita, Annalisa Imparato ha dimostrato una statura istituzionale che i suoi detrattori sembrano aver smarrito tra un salto e un coro. Pur prendendo atto del risultato referendario, ha invitato a non archiviare il tema della Riforma della giustizia, che resta l’urgenza principale del Paese:
“Dando la parola ai cittadini non possiamo che accogliere la volontà del popolo italiano, che è stata ben orientata e ha dimostrato un attaccamento allo Stato perché l’affluenza ha avuto numeri altissimi. È chiaro che bisogna affrontare il problema della giustizia e l’impegno di rendere la giustizia più giusta ed efficiente non finisce oggi”.

Piena solidarietà alla dottoressa Annalisa Imparato. Chi salta oggi, calpesta la dignità di una funzione che dovrebbe essere sacra. La giustizia non è una partita di calcio e i tribunali non sono sedi di partito. Riprendiamoci il rispetto per le Istituzioni. Prima che sia troppo tardi.

Tra Ermeneutica e Coreografia

In parole semplici, assistiamo a una curiosa e inedita mutazione della funzione giurisdizionale: la sostituzione della ponderatezza del diritto con la dinamicità del “salto” collettivo. Se la terzietà del giudice, dogma supremo del nostro ordinamento, viene oggi misurata in base all’elevazione da terra e alla potenza vocale dei cori da stadio, temiamo che la certezza del diritto stia per essere sostituita dalla “certezza del tifo”.

Resta da capire se, nell’ora solenne del giudizio, la toga dovrà essere accompagnata dal fischietto e se le sentenze verranno emesse a colpi di VAR. Un’evoluzione dottrinale certamente originale, ma che lascia il cittadino in un dubbio amletico: se il magistrato salta per una vittoria politica, a chi spetta il compito, ormai desueto, di restare fermo a garantire la legge? Per ora, l’unica cosa che pare essersi “Imparato” a Napoli è che, tra il Codice di procedura e il coro da curva, la dignità della funzione è rimasta a terra. Mentre gli altri, purtroppo, saltavano.

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