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Politica

Giorgio Mulè: “Io, iscritto nel registro degli infangati”

Il vicepresidente della Camera non risulta indagato, non è destinatario di alcun avviso di garanzia e l’intercettazione in questione è lettera morta da un lustro

di Angelo Vitale -

Il vicepresidente della Camera dei Deputati Giorgio Mulè


“Io, iscritto nel registro degli infangati”: il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, attacca Il Fatto Quotidiano che ha pubblicato un’intercettazione del 2021 legata a Gioacchino Amico. L’azzurro spiega subito di non essere “amico di Amico” ma tant’è, il caso diventa un altro specchio di un’Italia divisa.

Il caso Mulè – Il Fatto

Non c’è solo uno scontro tra un parlamentare e una testata giornalistica ma la fotografia di una patologia sistemica. E Mulè, con un’immagine molto forte, la riporta al centro del dibattito pubblico. La bufera, per un’intercettazione risalente al 2021. Per cinque anni nei cassetti della Procura di Milano che non ha ritenuto di approfondirla, pubblicata dal quotidiano diretto da Marco Travaglio basta per iscriverlo – dice Mulè – nel “registro degli infangati”.

Perché il vicepresidente della Camera non risulta indagato, non è destinatario di alcun avviso di garanzia e l’intercettazione in questione è lettera morta da un lustro. “Non sono testimone, non sono nulla – afferma Mulè – se non un bersaglio per uno schizzetto di fango”.

Perché, dunque, l’intercettazione emerge solo oggi?

Per Mulè la risposta è politica: una ritorsione per le sue posizioni sulla riforma della giustizia e sul recente referendum.

In un’Italia dove la reputazione viene distrutta da un titolo prima ancora che da un processo, il cittadino medio percepisce un senso di insicurezza istituzionale, in un’Italia perennemente sotto inchiesta. E il meccanismo della “clava giudiziaria” produce, oltre che gli effetti sull’immagine del destinatario, un effetto devastante: l’allontanamento dalla politica, con il sospetto permanente che spinge l’elettorato verso il cinismo.

“E’ – dice Mulè – la barbarie di un sistema che nel mio caso produce solo una notte insonne e pochi altri fastidi, in altri genera mostri capaci di deviare, divorare e rovinare la vita di persone perbene”.

In atto una “guerra di trincea”

E’ forte la percezione, in questi giorni, di una ormai avviata e consolidata “guerra di trincea” dove “la politica” invece che nel preteso luogo sacro del Parlamento si sta facendo altrove.

Nel traffico di informazioni stantie ma recuperate e spendibili. Nel circuito mediatico dove tutti sono “sotto scacco”. Con il rischio assuefazione dietro l’angolo. Con la catena di scandali che non sposta voti nemmeno nei sondaggi ma genera rabbia e disimpegno. Un Paese bloccato nel passato delle sue Procure, incapace di guardare al futuro delle sue possibili riforme.


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