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Attualità

Il paradosso del Mondiale 2026: lo sport che avvicina è sempre più lontano

di Eleonora Ciaffoloni -


Uno “spettacolo globale condiviso” tra Stati Uniti, Canada e Messico: era stato annunciato così il Mondiale 2026. Ma la competizione sportiva più attesa dagli appassionati di calcio, sta diventando la Coppa del Mondo dei controlli, delle diffidenze e delle polemiche.

Il Mondiale 2026: la Coppa delle polemiche

A poche ore dalla partita inaugurale tra Messico e Sudafrica, lo sport mondiale scopre il volto più rigido dell’America di Trump. E così, anche l’atmosfera che accompagna il via del torneo appare pesante. Le immagini che sono circolate nelle ultime ore raccontano una realtà che – almeno per noi – sembra distorta.

Ci sono i giocatori del Senegal controllati sulla pista d’atterraggio, perquisiti dalla testa ai piedi con metal detector. C’è Kevin De Bruyne immortalato seduto durante una verifica di sicurezza. E poi la scena che ha fatto il giro dei social: i cani antidroga utilizzati all’arrivo dell’Uzbekistan allenato da Fabio Cannavaro.

Il caso dell’arbitro Omar Artan

Non esattamente il benvenuto che siamo abituati a vedere per dei sportivi, ma che invece negli Usa rappresenta l’ordine del giorno. Tuttavia, il caso che ha indignato maggiormente riguarda Omar Artan, arbitro somalo scelto dalla Fifa. Considerato il miglior arbitro africano del 2025, Artan è stato fermato, interrogato per undici ore e infine respinto alla dogana, nonostante i documenti in regola. “Volevo solo vivere il mio sogno”, ha detto.

Ora, il Mondiale 2026 rischia di partire col piede sbagliato. Perché il calcio vive di simboli, emozioni e quell’idea romantica secondo cui per qualche settimana il mondo possa sentirsi più vicino, quando, invece, non potrebbe essere più lontano di così: il paradosso è tutto qui.


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