Ogni minuto 200 pacchi: le “chiavi” le ha Amazon
Senza infrastrutture proprietarie e piattaforme comuni, il Made in Italy resterà sempre un ospite. Gradito, ma pur sempre un inquilino in affitto in casa d'altri
Duecento pacchi al minuto delle pmi italiane con Amazon. Numeri come proiettili. Quattro miliardi di euro di vendite totali, dieci milioni al giorno, duecento prodotti al minuto.
Il motore non è un distretto industriale italiano
È un algoritmo americano. L’ultimo report sulle pmi parla chiaro: l’Italia digitale corre, ma lo fa su una pista privata.
Amazon non è più solo un negozio. È l’ufficio marketing, la logistica e il doganiere del nostro export.
Di cosa è spia questo fenomeno?
Dell’eccellenza del prodotto Made in Italy, Contemporaneamente, pure dell’analfabetismo infrastrutturale.
Emblematico il caso della Campania. Da sola fattura un miliardo sulla piattaforma, il 25% dell’intero export digitale delle pmi. Dove mancano strade e reti pubbliche, il privato diventa l’unico polmone per respirare aria globale.
E il marketplace diventa l’unico “abilitatore” rimasto per chi produce a Bronte o a Cosenza.
Esserne contenti o interrogarci?
C’è da ammettere subito che i bilanci delle imprese sorridono. E il fatturato sale. Ma il Paese sta scivolando verso una “colonizzazione felice”.
Le Big Tech sono le nuove padrone dello sviluppo?
In parte, sì. Gestiscono i dati, profilano i clienti, dettano le commissioni. Il Mimit, nel suo Libro Bianco 2030, lancia l’allarme: la dipendenza da piattaforme estere sta creando “vulnerabilità non compatibili con la sovranità”.
Se l’algoritmo cambia, il distretto muore
Questo il timore. Perciò le istituzioni provano a reagire. L’Agenzia Ice mette la firma sulle vetrine virtuali, ma il controllo resta oltreoceano. Il rischio pesantissimo, quello di diventare una nazione di terzisti di lusso.
Artigiani bravissimi, con negozi bellissimi, chiusi dentro un centro commerciale di cui altri possiedono le chiavi e i codici d’ingresso.
La sfida non è vendere di più, ma vendere “nostro”
Il successo di oggi è reale, ma fragile. La vera partita si gioca sulla sovranità digitale. Senza infrastrutture proprietarie e piattaforme comuni, il Made in Italy resterà sempre un ospite.
Gradito, ma pur sempre un inquilino in affitto in casa d’altri.
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