AAA. Vendesi: Ginocchiere parlamentari pentastellate
La politica si agita per una metafora, ma il vero crollo è nel linguaggio: un Parlamento che parla in piedi e pensa a terra.
Oggi in Parlamento è andata in scena l’ennesima messa in scena: Francesco Silvestri accusa la premier di essersi mostrata politicamente “supina” verso Trump e Netanyahu, consigliandole l’uso di adeguate ginocchiere. Meloni replica indignata, l’Aula si scalda, i giornali si accendono. Tutto molto rumoroso e soprattutto prevedibile. La vera notizia non è la battuta, ma il terreno su cui cade, un terreno talmente eroso da non reggere più nemmeno il peso di una metafora.
Un prodotto pre-confezionato
Il Parlamento sembra un luogo dove si parla in piedi ma si ragiona in ginocchio. Non per servilismo, ma per assenza di profondità. Gli interventi arrivano già confezionati: slogan pronti all’uso, accuse riciclate, controaccuse automatiche, applausi meccanici.
Nessuno apre un ragionamento, nessuno costruisce un’idea, nessuno rischia di spiegare davvero. Tutto deve essere rapido, immediato, consumabile. Un prodotto da consegnare ai social più che un contributo al dibattito.
La statura che manca
La frase di oggi è solo un sintomo, l’ennesimo. Un Parlamento che si aggrappa a metafore — spesso infelici — perché ha smarrito la capacità di articolare un pensiero. Una classe dirigente che scambia la politica per comunicazione e la comunicazione per clamore. Così, mentre il Paese chiede risposte, l’Aula offre battute. Mentre servirebbero analisi, arrivano etichette. Mentre servirebbe una direzione, arrivano scintille che si spengono in un’ora. La politica appare davvero in ginocchio: non per l’insulto del giorno, ma per l’incapacità di alzare lo sguardo. Quando il dibattito si riduce a un duello di metafore, la postura non è più un dettaglio: è la misura della statura.
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