La desertificazione: il pericolo sottovalutato che avanza sotto di noi
Ogni anno, il 17 giugno, il calendario internazionale celebra una ricorrenza che molti ignorano e che invece riguarda da vicino il futuro di tutti noi.
È la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare quanto sia fragile la sottile pellicola di terra fertile su cui poggia gran parte della vita sul pianeta. Dietro la parola “desertificazione” si nasconde un processo troppo spesso invisibile nelle sue fasi iniziali, che trasforma terreni produttivi in superfici aride e sterili.
Desertificazione: una ricorrenza voluta fortemente dalle Nazioni Unite
Il 17 giugno richiama l’adozione, avvenuta nel 1994, della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione, lo strumento internazionale con cui gli Stati si sono impegnati a contrastare il degrado dei suoli. L’obiettivo della giornata è duplice: diffondere conoscenza su come prevenire il fenomeno e sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi legati al suolo, all’acqua, al cibo e alla tutela della biodiversità. In gioco c’è la sicurezza stessa delle popolazioni che vivono nelle aree più esposte, là dove la perdita di terreno fertile si traduce in fame, povertà e nuove migrazioni.
Il tema del 2026: i pascoli al centro
L’edizione del 2026 sposta i riflettori su un ecosistema spesso dimenticato: i pascoli. Lo slogan scelto dalle Nazioni Unite – “Pascoli: riconoscere, rispettare, ripristinare” – invita a valorizzare praterie e terre da pascolo, che coprono oltre la metà delle terre emerse e sostengono la vita di circa due miliardi di persone. Non a caso il 2026 è stato proclamato Anno internazionale dei pascoli e dei pastori. L’appuntamento globale si tiene quest’anno in Kenya, mentre alla fine di agosto la diciassettesima Conferenza delle parti della Convenzione, ospitata a Ulaanbaatar in Mongolia, proverà a tradurre gli impegni in azioni concrete sotto il motto “Ripristinare la terra, ridare speranza”.
Un fenomeno che riguarda tutti
Il fenomeno della desertificazione, del resto, ha una dimensione planetaria. Le stime delle Nazioni Unite indicano che fino al quaranta per cento delle terre emerse risulta già degradato, con conseguenze dirette su una porzione enorme dell’umanità. Ogni anno, nel mondo dobbiamo ricordare che decine di milioni di ettari di suolo sano perdono progressivamente la propria fertilità, sottratti all’agricoltura dall’ erosione, dalla cementificazione e da un utilizzo scorretto delle risorse idriche, ad un ritmo che gli esperti paragonano alla scomparsa di diversi campi da calcio al secondo. Il cambiamento climatico agisce come un moltiplicatore: le temperature in aumento e le piogge sempre più irregolari aggravano condizioni già compromesse da pratiche che sono davvero poco sostenibili.
Il quadro italiano
Secondo i dati certificati dall’Ispra, circa il 17,4 per cento della superficie nazionale risulta già in stato di degrado, mentre stime più ampie indicano che oltre un quarto del territorio è esposto al rischio.
Il fenomeno si manifesta attraverso l’erosione, la salinizzazione, la compattazione, la contaminazione e l’impermeabilizzazione dei terreni. Le regioni meridionali sono le più colpite, con la Sicilia in testa, dove la riduzione delle precipitazioni ha eroso pesantemente la disponibilità idrica; ma segnali preoccupanti emergono anche al Nord, dove il consumo di suolo e gli eventi climatici estremi lasciano il segno con frequenza crescente.
Perché si deve agire
La buona notizia è che il degrado non è una condanna definitiva ai nostri territori. Il ripristino dei terreni offre vantaggi economici e sociali tangibili: recuperare suoli sani significa proteggere la produzione agricola, garantire l’approvvigionamento idrico, contenere il dissesto e rafforzare la capacità dei territori di resistere agli choc climatici.
Gli organismi internazionali rammentano che da tempo che ogni risorsa investita nella rigenerazione del suolo può tradursi in un ritorno economico molto più ampio nel lungo periodo, ben superiore alla somma impiegata. Questa giornata serve a ricordare che la terra non è una risorsa inesauribile e che difenderla, oggi più che mai, è una scelta di responsabilità collettiva che riguarda istituzioni, imprese e cittadini.
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