La ‘ndrangheta “di ogni giorno”: ecco come funziona
L'Operazione Artemis II sul dominio quotidiano delle 'ndrine in Calabria
La ’ndrangheta “di ogni giorno” entra nelle scuole dei bambini e “mangia” nelle mense scolastiche. Decide chi deve tagliare i boschi e vive alla luce del giorno, anche negli uffici comunali.
Operazione Artemis II
Oltre la narrazione dei grandi carichi di cocaina che solcano indisturbati gli oceani o dei summit segreti sulle montagne dell’Aspromonte, l’operazione Artemis II ha rivelato una realtà molto più vicina, quasi domestica.
Non è la criminalità organizzata delle pistole, ma quella dei bandi di gara, della consulenza tecnica fornita da funzionari compiacenti e di un controllo del territorio asfissiante proprio perché invisibile.
Al centro di questa inchiesta condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Lamezia Terme, il clan Cracolici di Maierato. Una consorteria che, secondo gli inquirenti coordinati dal procuratore Salvatore Curcio, ha saputo evolversi in un modello di “potere silenzioso”.
Il fulcro del comando, Domenico “Mimmo” Cracolici (55 anni) e suo figlio Giuseppe (30 anni), entrambi residenti a Cortale. Una egemonia non basata solo sul piombo ma su una capacità di penetrazione nel tessuto economico e amministrativo tra le province di Catanzaro e Vibo Valentia, con epicentri nei comuni di Maida, Cortale e Jacurso.
Il secondo atto di un’inchiesta sulla “ndrangheta
Il troncone investigativo, il secondo atto di una inchiesta iniziata nel novembre 2024, quando l’operazione “Artemis” portò a 59 arresti ricostruendo l’organigramma militare e i flussi del narcotraffico. Qui, una prospettiva diversa, nel dettaglio della gestione della cosa pubblica.
La cosca capace di orientare le scelte dei comuni attraverso un rapporto di “reciproca disponibilità” con ufficiali pubblici infedeli. L’aspetto più inquietante nei faldoni di Artemis II, non la semplice mazzetta, ma la figura del funzionario pubblico come consulente tecnico della cosca che non si limitava a pagare per vincere un appalto, dettava le regole del gioco.
Nelle carte, la “stesura assistita dei documenti di gara”. Gli uffici comunali, invece che garanti della legalità, a disposizione del clan per redigere bandi “su misura”, in modo da escludere i concorrenti onesti e blindare l’aggiudicazione alle ditte amiche. Segreti d’ufficio sistematicamente violati. Le ditte riconducibili ai Cracolici conoscevano in anticipo i tempi di pubblicazione delle aste. E, soprattutto, le percentuali di ribasso offerte dalle imprese concorrenti.
La “funzione pubblica” asservita al clan
Le competenze amministrative messe al servizio del capitale illecito. In questo sistema, una democrazia locale svuotata di senso, le elezioni e i procedimenti amministrativi palcoscenico per gli interessi criminali.
I due settori nevralgici, la “carne viva” delle comunità locali: la refezione scolastica e il taglio boschivo. Grazie alla “cooperativa sociale Coop Cortale” operante nel terzo settore, il clan Cracolici programmava e finanziava la gestione delle mense nelle scuole.
Un’ennesima dimostrazione di come la ’ndrangheta cerchi legittimazione sociale. E arriva a gestire servizi essenziali per l’infanzia utilizzando capitali sporchi. Sull’altro fronte, il business del legno, con il sequestro dell’”Azienda boschiva di Maiorana Domenica Maria”. Nei boschi tra Catanzaro e Vibo, il clan non si limitava a tagliare alberi, ma fissava le “regole spartitorie” per l’assegnazione dei lotti. Chi provava a competere veniva scoraggiato con minacce, violenze o atti di illecita concorrenza, assicurando alla consorteria un monopolio di fatto sulle risorse naturali del territorio.
La “classica” usura, il “cavallo di ritorno”
Accanto alla sofisticata ingegneria dei bandi pilotati, i metodi arcaici e brutali del controllo sociale. L’indagine ha documentato episodi di usura con tassi annui vertiginosi, fino al 532%. Un’economia del dolore che strozza le famiglie e i piccoli imprenditori, costringendoli a rivolgersi al boss come a un erogatore di credito estremo.
E ancora, dinamiche di gestione del territorio quasi paternalistiche. Il capocosca che interviene per risolvere i furti d’auto attraverso il metodo del “cavallo di ritorno”. Lo Stato percepito come lontano o inefficiente, la ’ndrina che si fa “istituzione” nella risoluzione dei problemi spiccioli, cementando il consenso.
Gli “infiltrati”
Il quadro, completato con i nomi di chi avrebbe dovuto stare dall’altra parte della barricata. Tra i 23 indagati, anche un militare dell’Arma dei Carabinieri. Un’infiltrazione nelle divise che dimostra come il clan Cracolici cercasse non solo di corrompere i funzionari civili, ma anche di neutralizzare o prevenire l’azione degli apparati di controllo. Sul fronte politico, l’arresto di Francesco Feroleto, consigliere comunale al Comune di Cortale, punto di contatto tra il potere mafioso e il consenso elettivo. il clan che cerca di diventare parte integrante della politica per garantire la continuità dei propri affari e la protezione dei propri interessi.
Un ritratto della mafia calabrese in parte lontano anni luce dalle fiction televisive. La ‘ndrangheta che lavora in silenzio, che si fa impresa e che mangia alla tavola di tutti. Il rischio, un asfissiante condizionamento che non lascia spazio all’economia sana e che trasforma i cittadini in sudditi.
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