“Voce dell’amore” in mostra da Cocteau a ORLAN e Picasso
Ci sono amori che finiscono e continuano a occupare spazio, magari cambiando forma, lasciando dietro di sé una fotografia, una lettera conservata troppo a lungo o un corpo che porta ancora la memoria di ciò che ha vissuto.
Parte da qui “Voce dell’Amore”, la mostra che dal 4 settembre porterà nell’Antisala dei Baroni di Castel Nuovo, a Napoli, artisti lontani per epoca e linguaggio, riuniti attorno a una domanda piuttosto scomoda.Che cosa resta dell’amore quando la storia sembra conclusa?
Curata da Francesca Grisanti e Pasquale Lettieri, l’esposizione prende ispirazione da “La Voix Humaine” di Jean Cocteau e costruisce il percorso attraverso quattro passaggi, Seduzione, Fusione, Separazione e Trasformazione. Più che spiegare l’amore, operazione nella quale sono falliti filosofi e poeti assai prima dei curatori di mostre, prova a rintracciarne gli effetti. Il sentimento entra nel corpo, ne modifica la memoria, alterando la percezione di sé e dell’altro. Quando se ne va, qualcosa ha comunque spostato. E bene che sia.
Le opere di Jean Cocteau e Pablo Picasso incontrano quelle di ORLAN, Orphée Dermit, Paolo Valerio, Jérôme Grivel e Cèdric Fevotte. Disegni, dipinti, lettere, fotografie, video e sculture diventano parti di un racconto che attraversa più di un secolo, mentre Napoli offre qualcosa di più di una sede prestigiosa. Nel 1917 Cocteau, Picasso e Olga Khokhlova arrivarono infatti in città con i Ballets Russes di Sergej Diaghilev. A distanza di oltre cent’anni, Castel Nuovo riapre idealmente quella conversazione.
L’inaugurazione è fissata alle 10 del 4 settembre, mentre a mezzogiorno l’attenzione si sposterà sulla performance “Kiss on Pussy” dell’artista francese ORLAN, protagonista della scena internazionale e autrice di una ricerca che da decenni mette il corpo al centro di una battaglia sull’identità e sulla rappresentazione.
Eugenio Viola, direttore del Museo Madre, legge questo nuovo lavoro quale ulteriore capitolo dell’“autobiografia espansa” dell’artista, nel quale le figure tradizionalmente offerte allo sguardo acquistano la facoltà di restituirlo e di prendere parola. Una prospettiva che entra perfettamente nel cuore della mostra, perché qui l’amore perde parecchia della confezione romantica nella quale siamo abituati a sistemarlo e incorniciarlo.
Resta il segno prodotto da un incontro e resta soprattutto ciò che accade dopo. La separazione, del resto, chiude una relazione molto più facilmente di quanto riesca a cancellarla dalla memoria. “Voce dell’Amore” lavora precisamente su questa sopravvivenza, seguendo le tracce lasciate nelle immagini e nei corpi.
Castel Nuovo diventa così il luogo nel quale una conversazione cominciata a Napoli nel 1917 riprende la parola nel 2026, con Picasso e Cocteau chiamati a dialogare con artisti che hanno ereditato un mondo profondamente diverso e un sentimento rimasto, per fortuna, ancora difficile da mettere in ordine.
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