Il prezzo della vanità
Dagli aperitivi al tramonto alle cene instagrammabili, passando per auto (a noleggio) e vestiti (su Shein)
Quanti soldi finiscono in fumo per il gran falò delle vanità dei social. Una foto al tramonto, un mazzo di stories da sbattere in faccia a quell’odioso vicino di casa, alle cugine che stanno sempre lì a malignare. Una bottiglia, una macchina, un vestito all’ultima moda. Di marca, ça va sans dire. E poi c’è il mare, l’aperitivo. La location, anzi lochescion. Che, va da sé, deve essere esclusivissima, bellissima e far schiattare d’invidia tutti quelli che son rimasti a casa. È inutile girarci intorno. Con Instagram, Tiktok (e un po’ anche Facebook anche se lì, ormai, ci si va solo per litigare) e tutte le diavolerie moderne essere non basta più. Si deve, per forza, anche sembrare. E tanti saluti alle frasi motivazionali che pure fanno il pieno di like, condivisioni e cuoricini su quegli stessi social.
Il prezzo della vanità
Al falò delle vanità dei social sacrifichiamo, oltre che tempo prezioso, sprecato a compulsare ciò che ci propone un algoritmo, anche una valanga di denaro. La foto al tramonto, al mare, è stata tra le più gettonate, anche quest’anno, su Ig. Lasciano intendere, va da sé, di aver passato la giornata al mare. I costi, quest’anno, li abbiamo sperimentati sulla nostra pelle. E tutti, su quegli stessi social, abbiamo assistito alle feroci battaglie tra i gestori dei lidi e i tanti utenti, e influencer, che denunciavano qualche furbata di troppo e che, di rimando, venivano accusati di aver solo provocato per ottenere views. Tutto è vanità, pure questa sia chiaro.
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La stangata sull’aperitivo (occhio alle truffe)
Lasciando da parte il mare, se n’è parlato fin troppo, ripartiamo dai fondamentali. Dall’aperitivo, per dire. E dalla valanga di scontrini pubblicati sui social. Un altro falò delle vanità, amatissimo dai social media manager di denuncia: clic facili, engagement (cioè reazioni, commenti di ogni sorta) assicurato. Tra i temi più divisivi dell’anno c’è stato lo spritz. Che lentamente, ma inesorabilmente, ha raggiunto in alcuni bar della Penisola addirittura il costo complessivo di dieci euro. Sissignori, l’aperitivo che dal Veneto ha conquistato l’Italia (e da qui il mondo) ha visto lievitare il suo prezzo più di una pagnotta messa in caldo ai tempi del Covid. Normalmente, almeno dalle parti del Nord Est, il costo è di cinque euro. Ma a Lignano Sabbiadoro, meta turistica iper frequentata da bagnanti e villeggianti provenienti da ogni angolo della Mitteleuropa, è salito fino a raddoppiare. La Guardia di Finanza, però, ci ha voluto veder chiaro. E ha scoperto, in un locale della città, che il sovrapprezzo non era per niente giustificato. Già, perché a venir servito ai clienti, che regolarmente venivano informati del costo della consumazione, era un altro prodotto e non quello pubblicizzato. Un’operazione pulitissima: prezzo raddoppiato, costi dimezzati dal momento che nel bicchiere non finiva il bitter reclamizzato ma un’economicissima sottomarca.
Dal kebab allo stellato: la cena instagrammabile costa di più
La cena al ristorante, ovviamente, costa. E i prezzi son rincarati. Sappiamo perché, non stiamo qui a ripetercelo. Certo, c’è un tavolo per ogni budget. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Dal kebabbaro fino agli stellati. Sia dall’uno che dagli altri gli aumenti pesano, eccome. Il panino etnico con la carne, seguendo l’andamento che ha già sconvolto la Germania (diventando tema di campagna elettorale un anno fa), è salito e costa mediamente 5 euro. Epperò, nelle città più grandi (a cominciare da Milano…) può arrivare a costare fino a dieci euro. Dall’altra parte ci sono i paladini del fine dining che però, da quando è iniziato il Covid e si son concretizzate guerre e crisi, non se la stanno mica passando così bene. Il prezzo minimo oscilla tra i 150 e i 3-400 euro con un aumento del conto che s’attesta intorno al 15%. Ma si può volare anche oltre, sia chiaro. Postare una foto nel locale dello chef televisivo, da sola, vale una vagonata di clic e la spesa, al gran falò delle vanità, risulta pure giustificata dallo schianto dei fegati spappolati degli “invidiosi”. Il problema degli stellati, ora, è strutturale. È di modello. Costa molto e costringe i commensali a starsene seduti per ore a sorbirsi una carrellata infinita di mini portate. Una lezione di cui si farebbe anche a meno. Perciò il settore sta cercando nuove formule. Intanto, l’aumento vero della clientela riguarda la fascia dei locali medio-alti. E sono soprattutto gli over 65, stando ai dati Tracklab, ad affollare ristoranti che garantiscono buoni pasti a prezzi né stracciati né inaccessibili.
Auto potenti e Vespa: il prezzo della bella vita
Ci sarebbe, poi, tutto il capitolo accessori. L’auto potente, che appare in tanti post, è spesso a noleggio. Lo sappiamo, comprare una vettura oggi è un’impresa. Persino l’Ue s’è resa conto che l’automotive europeo, che un tempo dominava il mondo, non riesce più a proporre auto accessibili alla sua clientela, spalancando così le porte ai brand cinesi. Ma pure il noleggio costa. La spesa oscilla tra i 50 e i 120 euro per Suv e Berline. Al giorno, naturalmente. Il prezzo può crescere ulteriormente se si decide di affittare auto storiche da agenzie specializzate o supercar. Meglio scegliere la più economica Vespa. Anzi, no. La vogliono tutti gli stranieri, specialmente gli americani ancora fissati con le Vacanze Romane di Audrey Hepburn e Gregory Peck. Affittarla può costare quanto prendere a noleggio un’auto di grossa cilindrata in alcune località italiane. A cominciare dalla Capitale.
Vestiti di speranza
E poi c’è l’abbigliamento. Tutti alla moda, per carità. Seguirla, però, può risultare dispensioso. Fin troppo. E allora ecco che pure Zara può diventare un brand importante. Tanto ci sono decine di influencer che sponsorizzano il fast fashion iberico. Spagnolo e non cinese, Shein è economicissimo ma non è proprio in lasciarsi fotografare con indosso roba asiatica. E chissenefrega se, spesso, sono le stesse fabbriche che producono gli stessi modelli che, marchiati, finiscono per essere venduti a dieci volte il prezzo imposto dall’ecommerce cinese. Al gran falò delle vanità, ravvivato dalle foto e reso più invincibile degli incendi che hanno bruciato mezz’Europa quest’estate dalle stories dei social, apparire conta più dell’essere. E provare a sentirsi ricchi, vabbé almeno benestanti, costa sempre di più.
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