Rincari (e bollette) a tutto gas: mentre è passato, non senza patemi e polemiche, il taglio alle accise (ponte) del diesel, tutta l’attenzione si sposta sull’altro (gigantesco) tema che riguarda l’energia. Ossia quello del gnl. Ergo, delle bollette dal momento che un Paese come l’Italia dipende, addirittura per il 73%, proprio dal gas per la produzione di energia. Ecco, ad Amsterdam – zitto zitto – il prezzo del gnl al megawattora oscilla, sempre più pericolosamente tra i 65 e i 70 euro al megawattora. Sembrano le prove generali di un’accelerata che potrebbe mettere a dura prova il sistema complicato di price cap adottato, a suo tempo, da Bruxelles per evitare che la speculazione internazionale che si scatenò all’indomani dell’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina mettesse in ginocchio l’economia continentale. Adesso che, oltre a quella guerra infinita s’è aggiunta pure la battaglia in Medio Oriente tra Usa, Israele e Iran, la situazione rischia solo di peggiorare.
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Bollette a tutto gas: rischio mazzata del 40%
A pagare saranno le imprese e, naturalmente, le famiglie. Già in bolletta. Le stime sono tutt’altro che ottimistiche. Stando a una ricerca sui forward dell’energia di Eex di Facile.it, gli italiani rischiano di pagare fino al 40% in più solo per luce e gas. Una stangata sulla stangata. Le previsioni, infatti, riferiscono che il Pun, ossia il prezzo di riferimento all’ingrosso dell’energia, sarà in salita del 65% rispetto al 2025. Ed è già un colpo. Ma attenzione, perché è nulla rispetto alla risalita fantasmagorica del Psv, il punto di scambio virtuale ossia l’indice di riferimento del costo del gas, che vedrà più che raddoppiare gli importi, portandosi addirittura al 113 per cento. L’esborso maggiore sarà sanguinoso. Ci si dovrà letteralmente svenare per far fronte alle utenze. Solo per la luce, una famiglia tipo che ha un contratto sul mercato libero dovrà scucire non meno di 273 euro, somma superiore del 27 per cento rispetto al 2025. La bollette del gas, invece, salirà addirittura del 43% giungendo a un esborso medio non inferiore ai 709 euro annui.
Le spese obbligate sempre più in alto
Se le previsioni fossero confermate, sarà un anno da dimenticare per tutta l’economia. L’energia è un costo fisso per le aziende. Una vera e propria materia prima con cui fare i conti. Gli aumenti in bolletta, oltre a quelli necessari per sostenere la logistica e i trasporti, finiranno dritti dritti sullo scontrino del supermercato. Si spenderà sempre di più per comprare (e mangiare) sempre meno. I consumi si avviteranno e ci avvieremo verso una stagione stagflazionistica. Le spese vive, anzi quelle “obbligate”, sono già aumentate e continueranno a farlo. Secondo i dati di Confcommercio, quest’anno, rosicchieranno quasi il 42% del reddito disponibile delle famiglie. Le spese per l’abitazione, stando ai numeri Confcom, si confermano la voce di costo maggiore con 5.335 euro pro capite (+72 euro rispetto al 2025) sul totale delle spese obbligate (pari a 9.693 euro). Seguono assicurazioni e carburanti (2.310 euro) e l’energia (1.829 euro). Trent’anni fa, nei tanto vituperati anni ’90, le spese obbligate non erano superiori al 37%.
L’analisi Confcommercio
“La maggiore incidenza delle spese obbligate sui bilanci familiari – ha spiegato Confcommercio – è determinata soprattutto dalla diversa dinamica dei prezzi cresciuti molto più rapidamente rispetto a quelli dei beni e dei servizi commercializzabili: dal 1995 ad oggi, il loro indice è cresciuto del 140%, quasi due volte e mezzo rispetto a quello dei beni commercializzabili (+57%) e una volta e mezzo rispetto ai servizi (+88,4%), con il picco toccato dall’aggregato energia, gas e carburanti i cui prezzi sono cresciuti in trent’anni del 211%”. Capito? Ecco. Le famiglie, ed è un dato lampante sottolineato pure dagli analisti dell’ente confederale hanno già “dimostrato una significativa capacità di tenuta, cercando di mantenere i livelli di consumo, rimodulando la composizione della spesa, contenendo soprattutto i beni più tradizionali, più che riducendola drasticamente, pur in presenza di un progressivo aumento dei costi incomprimibili che ha ridotto gli spazi di spesa discrezionale”. Tuttavia si è arrivati, ora, a un bivio. Si rischia la gelata dei consumi perché, come ha dimostrato l’esperienza nei mesi scorsi, nessuno si fida abbastanza da indebitarsi in questo momento. Specialmente adesso che, a settembre, la Bce ha già fatto sapere di essere pronta a infliggere un’altra mazzata al Vecchio (e ormai derelitto) Continente alzando ancora di più i tassi. Pur di combattere l’inflazione, si sacrificherà ciò che resta della produttività. Un deserto. E lo chiameranno Europa.