L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Neonato dietro le sbarre: l’estate nera delle carceri siciliane

La denuncia dei Garanti di Palermo, Messina e Siracusa: sovraffollamento, caldo estenuante e un neonato costretto a vivere in cella

di Ernesto Ferrante -


La scena che i Garanti dei detenuti di Palermo, Messina e Siracusa descrivono è di quelle che non dovrebbero esistere in un Paese civile. Dietro le sbarre della casa circondariale di Gazzi vive un bambino di appena diciotto mesi, recluso insieme alla madre. Pino Apprendi, Lucia Risicato e Giovanni Villari parlano di “situazione drammatica” e di “indifferenza delle istituzioni”, denunciando un fatto che definiscono “doloroso, capace di scuotere le coscienze”.

Il piccolo è arrivato subito dopo Ferragosto. Da allora, nessuna iniziativa, per quanto generosa, è riuscita a colmare l’abisso tra ciò che dovrebbe essere garantito a un neonato e ciò che la realtà del carcere impone. “Un neonato non può vivere in una cella”, ribadiscono. E il contesto non fa che aggravare la ferita.

Appello alle autorità: “Serve un intervento immediato”

I tre Garanti chiedono un atto di responsabilità urgente. La richiesta è trasferire la madre e il bambino in un I.C.A.M., disporre una misura alternativa o inserirli in una casa famiglia protetta. “Togliere immediatamente il bambino dalle sbarre”, scrivono, chiamando in causa Magistratura di Sorveglianza, DAP e Tribunale per i Minorenni. La presenza di bambini piccolissimi in carcere, sottolineano, “viola norme elementari di civiltà” e rappresenta “la più straziante violazione del principio di umanità della pena sancito dall’articolo 27 della Costituzione”.

Carceri al collasso: caldo, sovraffollamento, scioperi della fame

La denuncia non riguarda solo Gazzi. L’intero sistema penitenziario siciliano è in sofferenza. La “vampa” estiva rende impossibili i passeggi all’aria aperta, costringendo i detenuti a uscire solo nelle ore più calde. Il binomio sovraffollamento-calura genera tensioni, stress, malumori. A Cavadonna, i detenuti del circuito A.S. hanno iniziato uno sciopero della fame. Disordini si registrano anche a piazza Lanza, a Catania, e ancora a Gazzi.

Il quadro è drammatico: infestazioni di parassiti e roditori, celle soffocanti, persone con disabilità costrette a dormire nei corridoi per respirare, esposte a morsi e infezioni. Alcuni detenuti con fragilità psichiatriche dormono all’aperto, in cortili o stanze prive di suppellettili, in condizioni “totalmente disumane”.

Sanità penitenziaria allo stremo: “Tempi biblici per una visita”

La carenza di personale medico e infermieristico è definita “endemica”. Mancano dentisti, oculisti, cardiologi, persino medici di turno. Le attese per esami diagnostici e terapie diventano interminabili, con conseguenze gravi per chi soffre di patologie croniche o acute.

“Errori che si possono evitare”: il caso del bambino

La conclusione dei Garanti è amara: “I problemi strutturali sono complessi, ma ci sono drammi che si possono e si devono evitare”. La presenza di un bambino di diciotto mesi in un carcere sovraffollato, in piena emergenza sanitaria e climatica, è uno di questi. Un errore che non può essere tollerato, un simbolo di una crisi che chiede risposte immediate.

Leggi tutte le News di Cronaca


Torna alle notizie in home