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Esteri

A Islamabad è il giorno dei negoziati Usa-Iran, le precondizioni di Teheran, il caso del drone sparito

Atterrata la delegazione Usa, ci sono pure Witkoff e Kushner. L'Iran si affida a Ghalibaf e Araghchi: "Non abbiamo fiducia"

di Cristiana Flaminio -


La delegazione Usa è appena atterrata a Islamabad dove inizieranno oggi i negoziati tra Usa e Iran alla ricerca di un accordo. Alla guida dei negoziatori americani ci sarà il vicepresidente Jd Vance. Che, stando a quanto riferiscono fonti pakistane qualificate, avrebbe recitato un ruolo di fondamentale successo perché si tentasse di rimettere le parti attorno a un tavolo. Insomma, senza Vance, dicono dal Pakistan, non ci sarebbe stato un altro tavolo.

Islamabad, via ai negoziati

La delegazione Usa, capitanata proprio da Vance, comprende tra gli altri, Steve Witkoff, inviato speciale della Casa Bianca e il genero del presidente Trump, Jared Kushner. La delegazione inviata da Teheran, invece, conta ben 71 membri. Secondo quanto riportato da Tasnim, Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, è a capo della delegazione. Nel gruppo inviato dall’Iran c’è pure il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. “Data la complessità e l’elevata delicatezza dei negoziati tra Iran e Stati Uniti, la delegazione iraniana comprende non solo i negoziatori principali, ma anche comitati tecnici ed esperti per le consultazioni necessarie”, riferisce l’agenzia.

“Porre fine alla guerra”

L’obiettivo dei negoziati a Islamabad, per la parte iraniana, sarà quello di “mettere fine alla guerra”. Rispondendo allo stesso Vance, che ieri aveva chiesto a Teheran di “non prendere in giro” gli Usa, Ghalibaf ha dichiarato che l’Iran ha una posizione precisa: “Abbiamo buona volontà, ma non abbiamo fiducia”. L’obiettivo però rimane cercare la pace. E magari fare la storia. Già, perché un eventuale incontro e una photo-opportunità tra Vance e Ghalibaf sarebbe qualcosa di inedito. Almeno dal 1979 a questa parte.

I dossier sul tavolo

Sono tanti i temi su cui Iran e Stati Uniti dovranno confrontarsi durante il round di negoziati che inizierà a Islamabad. C’è, ovviamente la fine della guerra insieme alla riapertura dello stretto di Hormuz al traffico navale e poi il programma nucleare iraniano. Le richieste da parte iraniana, sono chiare: revoca delle sanzioni, lo sblocco di fondi congelati e compensazioni per i danni subiti durante il conflitto.
Teheran ha inoltre chiarito che qualsiasi accordo di pace, temporaneo o permanente, dovrà includere anche Hezbollah in Libano, il suo alleato regionale più stretto. Il punto è particolarmente delicato dopo i massicci raid israeliani sul Libano che, mercoledì, hanno causato oltre 300 morti.

Le precondizioni di Teheran

I negoziati a Islamabad potrebbero iniziare già domani. A patto che, come riferiscono i media iraniani, gli Usa accetteranno le pre-condizioni imposte da Teheran. Sono essenzialmente due: e riguardano, come riferisce l’agenzia Tasmin, il rilascio dei beni iraniani e un cessate il fuoco in Libano. Se gli americani diranno ok, già domani potranno partire i colloqui. Va da sé che, con le precondizioni, in realtà le trattative sembrano essere partite già oggi. La partita passa, evidentemente, di nuovo da Israele che con l’attacco a Beirut ha sostanzialmente contribuito a mandare all’aria la tregua di due settimane che era stata annunciata all’inizio della settimana.

Il caso del drone sparito

Ci sarebbe, però, un altro caso che incombe sui negoziati di Islamabad. Quello del “drone sparito”. Si tratterebbe di un velivolo da 200 milioni di dollari che sarebbe partito da Sigonella. Il drone, al momento, non avrebbe più dato alcun segnale ai radar. Un giallo che incombe, ancora una volta, sulle trattative per la tregua in Pakistan.


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