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Economia

A Maranello si è spenta la Luce, perché la Ferrari non convince

La fissazione digitale di John Elkann non scalda i cuori degli appassionati: un mare di critiche a cominciare da Montezemolo

di Cristiana Flaminio -

La presentazione al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ieri mattina al Palazzo del Quirinale, della nuova Ferrari Luce ad alimentazione elettrica. Erano presenti John Elkann, Presidente di Ferrari Spa, Piero Ferrari, Vice Presidente di Ferrari Spa e Benedetto Vigna, Amministratore Delegato di Ferrari Spa, Roma, 26 maggio 2026 ANSA / ufficio stampa Ferrari ++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE – FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++


A Maranello s’è spenta la Luce, la Ferrari scommette tutto su un’auto che piace solo a John Elkann. Ed è un guaio, per tutti. Perché quella del Cavallino sarà pure un’azienda privata ma si tratta di uno dei simboli più riconoscibili, amati e apprezzati dell’Italia nel mondo. E no, non c’entrano i (soliti) boomer fissati con la trazione posteriore, quelli che si son fermati agli anni ’80 e al naftone come unica e sola way of life. No, c’entrano pure gli scetticismi dei mercati. Che all’indomani della presentazione del nuovo modello di casa Ferrari, Luce appunto, hanno punito il titolo facendolo crollare dell’otto percento, bruciando qualcosa come cinque miliardi in termini di capitalizzazione. Il guaio è che, il giorno dopo, non c’è stato alcun rally. Né ci sono dati ufficiali sui pre-ordini, fatto questo che lascerebbe presagire uno scetticismo di fondo che potrebbe infliggere un duro colpo agli affari della casa automobilistica. C’è da aspettare. E sperare che la Luce non sia per Ferrari ciò che per Fiat ha rappresentato la Duna. O magari pure l’indimenticabile Palio.

Maranello al buio: “Ferrari Luce? Toglietele il Cavallino”

Nel mare magno di critiche che ha letteralmente sommerso la presentazione del nuovo modello, a far più paura è stata la voce di Luca Cordero di Montezemolo. Che, con un adorabile artifizio retorico, s’è negato ogni commento sulla Ferrari Luce affossando senza alcuna possibilità di replica l’iniziativa ferrarista: “Se dovessi dire quello che penso dovrei dire cose molto spiacevoli. Preferisco non commentare. Spero che qualcuno tolga il Cavallino da quella macchina”. Ecco. Una bocciatura così fa (molto) più rumore di quelle che l’hanno seguita. A cominciare, per dire, da quella del vicepremier Matteo Salvini, che ha evocato la furia vendicatrice dello spirito tradito di Enzo Ferrari: “Qualcuno si starà rivoltando nella tomba”. Già, ma il tema non è che l’auto sia elettrica o meno. Il problema, se possibile, è ancora più profondo. E parte proprio da ciò che era (forse fu) Maranello ieri e cosa può diventare oggi. E torna in ballo John Elkann.

Da Pininfarina ai disegnatori di Steve Jobs

S’è fissato, l’ex giovane di casa Agnelli, di voler passare alla storia come innovatore, visionario, genio digitale. Il nonno, Gianni, si era “limitato”, ai suoi tempi a tentare di abbattere i costi e risparmiare su alcuni componenti, magari montando sui modelli Ferrari le stesse viti che si usavano per i mezzi agricoli. C’è tutta una letteratura. Ci sono fiumi di interviste, anche in rete, ai vecchi ingegneri di Maranello che seppero fare le barricate (o almeno ci provarono finché poterono) mantenendo, insieme alla qualità, anche la sicurezza delle loro auto. Oggi, però, John Elkann vuole fare di più. Il guaio, purtroppo, è che ci riesce pure. Nell’epoca in cui ci si lamenta che le auto non siano altro che dei tablet attaccati a un motore (in questo caso a quattro, uno per ruota), l’eterno rampollo ha fatto disegnare la nuova auto al collettivo LoveFrom. Che poi si tratta di Jony Ive e Marc Newson. Due designer bravissimi e rispettabilissimi. Che, però, fino all’altro giorno hanno disegnato smartphone e altri aggetti tech per Apple. Passare da Pininfarina o addirittura da Bertone, carrozzerie che hanno fatto la storia, a chi fino a ieri (e ancora oggi) progetta telefonini forse è un po’ too much.

La fissazione è peggio della malattia

Non per John Elkann, evidentemente, che ha voluto – raccontano le cartelle stampa del lancio della vettura – portare a Maranello i progettisti dell’Apple. È visionario, lui. E così si ritrova a dover vendere una macchina che, “per la prima volta nella storia” (chissà perché…) si presenta al mercato con cinque porte. Una Ferrari a cinque porte, sì avete capito bene. Sì, provano a venderla come una rivoluzione. In attesa, magari, di farne una station wagon. Ma John è contemporaneo e digitale, in maniche di camicia intervista Jeff Bezos, come fece all’Italian Tech Week, e siede nel Cda di Meta. Fino a quando Zuckerberg se lo terrà e fino a che i norvegesi di Equinor non passeranno dalle parole ai fatti e ne otterranno la defenestrazione. Digitale e innovativo, già. Ma non ne sta imbroccando una giusta. Ci ha provato pure alla Juventus, altro punto dolente, a fare il calciomercato con gli algoritmi. E ora si ritrova ad aver speso duecento e passa milioni con una squadra fuori dalla Champions League, una dirigenza da ristrutturare e un parco giocatori da rifondare. Che colpo.

Quanto costa la nuova Ferrari Luce? Troppo

E poi, a proposito di soldi, c’è la questione del prezzo che è esiziale. Poco più di mezzo milione di euro, sull’unghia, per acquistarla. Ci vogliono 550mila euro per avvicinarsi al sogno di comprarla. Un po’ tanto. Per gli analisti di Mediobanca sarà un modello di nicchia e non rappresenterà che l’1% degli affari. Insomma, a Maranello arriveranno più incassi da cappellini e merchandising ufficiale che dal nuovo modello a cinque porte ed elettrico. Insomma, la Luce sarà una vettura che, sostanzialmente, si confermerà come un esperimento sospeso a metà tra l’elettrificazione e l’ennesimo corteggiamento al mercato angloamericano. Che, poi, detta le regole (e gli affari) anche ai ricconi mediorientali e di chissà quale altro angolo del mondo. Epperò occorrerà pure che qualcuno glielo dica che, spesso e volentieri, negli uffici marketing tendono a semplificare e a banalizzare: il desiderio è una cosa seria.

Dov’è l’italianità?

Se Ferrari è tra i primi cento brand al mondo è perché l’eccellenza, a Maranello, è sempre stata una questione di artigianato piuttosto che di industria. Di viti, bulloni, grasso e puzza di benzina prima che di cash flow, Ebitda e utili rettificati. Storia, genio e umanità prima dell’ennesima sede legale in Olanda. Ecco, quello che sembra mancare a questa Ferrari, perciò la Luce sembra che si sia spenta a Maranello. Manca un po’ di italianità. Qualcuno glielo dovrà pur dire a John.


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