Intervista a Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Con la pubblicazione dell’enciclica Magnifica Humanitas, Papa Leone XIV apre una riflessione profonda sulle implicazioni sociali, economiche ed etiche dell’intelligenza artificiale e della rivoluzione digitale. Nel documento, il Pontefice richiama la centralità della persona e la necessità di governare il cambiamento tecnologico attraverso responsabilità, partecipazione e giustizia sociale. Ne parliamo con Paolo Capone, Segretario Generale del sindacato Ugl.
Segretario Capone, l’enciclica Magnifica Humanitas sta aprendo un grande dibattito sul rapporto tra lavoro, tecnologia e dignità umana. Qual è il suo giudizio?
“L’enciclica di Papa Leone XIV rappresenta un richiamo forte e attuale alla centralità della persona in una fase storica caratterizzata da trasformazioni profonde. L’intelligenza artificiale, l’automazione e la digitalizzazione stanno cambiando il lavoro, l’economia e perfino le relazioni sociali. Il Papa ci invita a non considerare la tecnologia come un processo neutrale o inevitabile, ma come uno strumento che deve essere governato mettendo al centro l’uomo. È un messaggio che condividiamo pienamente. Il rischio concreto è che l’innovazione, se lasciata senza regole e senza una visione sociale, possa accentuare i divari occupazionali e territoriali”.
Nel documento emerge anche una forte preoccupazione per gli effetti dell’IA sull’occupazione. È un timore condiviso dal sindacato?
“Assolutamente sì. La nostra preoccupazione non riguarda la tecnologia in sé, ma il fatto che questa potrebbe essere la prima grande innovazione dalla rivoluzione industriale capace di produrre meno lavoro invece di generarne di nuovo. In passato l’innovazione creava cambiamenti anche profondi, ma nel medio periodo aumentava le opportunità occupazionali. Oggi non abbiamo questa certezza. In molti settori l’automazione rischia di sostituire attività umane senza garantire adeguate alternative. Il Papa parla giustamente del rischio di una società molto avanzata dal punto di vista tecnologico ma più fragile sul piano umano e sociale. È un richiamo che non possiamo ignorare”.
Quali strumenti servono allora per affrontare questa trasformazione?
“Serve innanzitutto una strategia condivisa e più ambiziosa. Bisogna investire nella formazione continua, nella riqualificazione professionale e nelle politiche attive del lavoro. Le competenze digitali devono diventare patrimonio diffuso, perché le imprese chiedono professionalità nuove e sempre più specializzate. È fondamentale accompagnare la transizione digitale con un grande investimento sulle persone, evitando che l’innovazione si traduca in esclusione dal mercato del lavoro. Inoltre, occorre costruire un ecosistema competitivo che valorizzi il nostro know-how e rafforzi la sovranità tecnologica italiana ed europea. Per farlo servono risorse, visione industriale e un patto tra istituzioni, imprese e parti sociali”.
L’enciclica insiste molto anche sul tema della partecipazione
“È un punto centrale. Papa Leone XIV richiama il principio di sussidiarietà e afferma che le grandi piattaforme digitali e i colossi tecnologici non possono decidere da soli le condizioni della vita economica e sociale. Trasparenza, responsabilità e partecipazione devono diventare principi guida. In questo contesto è fondamentale favorire la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa, come previsto dall’articolo 46 della Costituzione e dalla Legge 76 del 2025. Noi crediamo che le trasformazioni legate all’innovazione tecnologica debbano essere governate attraverso il coinvolgimento responsabile delle parti sociali. La partecipazione rappresenta un elemento di democrazia economica, ma anche uno strumento per migliorare produttività, coesione sociale e qualità del lavoro”.
Quale ruolo può avere il sindacato in questa nuova fase storica?
“Il sindacato deve saper interpretare il cambiamento senza rinunciare alla propria missione. Papa Leone XIV ricorda che le organizzazioni dei lavoratori hanno avuto un ruolo decisivo nel migliorare diritti e condizioni sociali. Oggi dobbiamo essere capaci di rappresentare anche i nuovi lavori e le nuove professionalità generate dalla trasformazione digitale. Governare l’intelligenza artificiale significa difendere la dignità del lavoro e costruire uno sviluppo realmente umano, equilibrato e capace di creare valore sociale ed economico”.
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