Adesso non possiamo più permetterci una crisi energetica su due fronti
Qualcuno timidamente da qualche tempo ha iniziato a dire che dovremmo tornare a rifornirci dalla Russia il prima possibile, vista la crisi energetica scatenata dalla guerra nel Golfo. Certo, finché c’è la guerra nel Donbass ovviamente è uno scenario impraticabile. A maggior ragione quindi l’Ue dovrebbe impegnarsi in prima linea per proporre una soluzione diplomatica del conflitto che abbatta il muro contro muro Volenterosi che armano Zelensky a oltranza da una parte e dall’altra Federazione Russa che non cede neanche sulla tregua di Pasqua.
Anche perché appare evidente ormai che il presidente Usa si sia disinteressato della guerra russo-ucraina, preferendo concentrarsi su quella che ha scatenato insieme all’alleato Netanyahu contro Teheran. Un passaggio intermedio però potrebbe essere intanto un allentamento delle sanzioni, a dimostrazione di un approccio pro-pace e non più pro-guerra dell’Ue. Anche perché l’eurozona, dovendo fare a meno del gas russo, si è ritrovata con prezzi dell’energia molto più cari, competitività industriale vicina allo zero e pesanti ricadute su imprese e famiglie.
Come è noto, invece, Mosca si è rivolta a Est e a Sud-Est, continuando a fare affari. Ora con il blocco di Hormuz, la crisi energetica sarà presto insostenibile. E detto tra noi abbiamo appena visto che le sanzioni Ue contro Mosca fanno più male a noi che alla Russia. Dovremmo quindi tentare una strategia energetica un po’ più autonoma, anche alla luce del disimpegno (a giorni alterni, per carità) di Trump, che minaccia di uscire dalla Nato e invita chi ha bisogno di petrolio di andarselo a prendere da solo. Riformulare l’embargo contro la Russia è un primo passo concreto verso una postura meno bellicista e un possibile risanamento della crisi energetica causata dalla guerra nel Donbass.
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