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Esteri

Albanese nella bufera: Francia e Lega chiedono dimissioni

Contestate parole contro Israele dette a Doha. Lei però smentisce

di Angelo Vitale -


Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati, al centro di una nuova controversia internazionale dopo che la Francia – in Italia pure la Lega – ha annunciato la richiesta formale delle sue dimissioni per dichiarazioni giudicate “oltraggiose verso Israele come popolo e nazione”.

Analogamente, la Lega ha depositato una risoluzione alla Camera per chiederne le dimissioni immediate.

Ad Albanese nel passato vietato l’ingresso in Israele per alcune sue dichiarazioni sulla guerra e le politiche israeliane.

La vicenda riaccende il dibattito politico e mediatico sulla sua figura. Albanese smentisce di averle mai pronunciate in questi toni.

Chi è Francesca Albanese

Francesca Albanese è una giurista e docente italiana, specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Dal 2022 è stata nominata Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati. Un mandato che richiede di monitorare e riferire sulle violazioni dei diritti umani nelle aree in conflitto.

Nel corso del suo incarico ha prodotto rapporti molto critici verso le azioni di Israele nei confronti dei palestinesi. Incluso l’uso del termine “genocidio” per descrivere alcune operazioni militari nella Striscia di Gaza e l’invito ad azioni legali internazionali.

Israele nel 2024 le aveva negato l’ingresso

Nel febbraio 2024, Israele le aveva vietato l’ingresso nel proprio territorio, giustificando la decisione con alcune sue affermazioni giudicate “oltraggiose” e per non voler garantire l’accesso a una figura che considera parziale o controversa nel suo ruolo di inviato Onu.

La richiesta di dimissioni da parte della Francia

Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha annunciato che la Francia intende chiedere formalmente le dimissioni di Albanese al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, fissando la discussione al 23 febbraio.

Secondo Parigi, le parole di Albanese sono state “oltraggiose e irresponsabili” perché avrebbero preso di mira Israele non solo come governo, ma come popolo e nazione, una posizione definita inaccettabile per chi ricopre un incarico Onu indipendente e imparziale.

La reazione è nata dopo un intervento di Albanese all’Al Jazeera Forum di Doha, dove le sue parole sono state interpretate come offensive verso lo Stato di Israele nel suo complesso.

La Lega e la risoluzione in Parlamento

La Lega ha depositato una risoluzione alla Camera dei Deputati chiedendo le dimissioni immediate di Francesca Albanese dall’incarico Onu. Nella risoluzione si sottolinea che le dichiarazioni contestate non sono compatibili con l’imparzialità richiesta a un relatore e si ritiene che il suo ruolo nazionale e internazionale sia messo in discussione da tali affermazioni.

Quali sono le parole al centro della polemica?

Non c’erano fonti precise sulle frasi di Albanese durante il forum di Doha, fino alla trasmissione nei tg delle immagini del suo intervento che recano la sottotitolazione delle sue parole, aderente a quanto denunciato. A scatenare la reazione internazionale, parole su Israele “nemico comune dell’umanità”.

nel caos mediatico, molte citazioni circolate sui social, contestate per la loro possibile decontestualizzazione.

Il dibattito e i dubbi su social

Nei canali non istituzionali (ad esempio, Reddit e altri social), circolano estratti e interpretazioni diverse delle parole attribuite ad Albanese. Alcuni sostengono che le citazioni potrebbero essere imprecise o distorte rispetto all’intervento originale.

Queste discussioni social – non fonti affidabili in senso giornalistico – segnalano che il dibattito pubblico percepisce in modo controverso il contenuto effettivo di queste frasi.

Le critiche internazionali

Non è la prima volta che Albanese è oggetto di critiche forti da parte di Stati e organizzazioni. In passato, gruppi come UN Watch e governi come Stati Uniti, Canada e Germania hanno espresso seri dubbi sulla sua imparzialità.


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