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Politica

Anche se gentile, in Forza Italia è iniziata la rivoluzione

di Giuseppe Ariola -


Non può esserci rivoluzione senza vittime, anche quando è mascherata come gentile: ed è proprio quello che è accaduto in Forza Italia con la rimozione di Maurizio Gasparri dalla guida del gruppo al Senato. Per ora, l’unica testa a cadere sotto la tagliola di una ghigliottina meticolosamente piazzata a Roma ma puntualmente azionata da Arcore. La lama di una tagliola che con il suo scorrere improvvisamente ha di fatto dato il via a quel rinnovamento tanto agognato tra gli azzurri. Che questa volta sembra inesorabile. Così, all’insegna del tradizionale “il re è morto, viva il re”, Stefania Craxi è stata acclamata come nuovo capogruppo forzista al Senato. Il tutto con la bollinatura di Marina Berlusconi.

Lo zampino di Marina Berlusconi

Tanto che fonti vicine alla primogenita del fondatore di Forza Italia confermano che la presidente di Fininvest “da tempo sostiene una sempre maggiore apertura della classe dirigente” e che “nutre da sempre grande stima per Stefania Craxi”. “Stima e sostegno” che restano “immutati” anche nei confronti di Tajani. Ciò non toglie che l’avvicendamento al Senato intacca la leadership del segretario e che anche al vertice del gruppo alla Camera potrebbe toccare la stessa sorte. Proprio mentre a Palazzo Madama si preparava la riunione per sancire il cambio di capogruppo, con Gasparri che prenderà il posto della stessa Stefania Craxi alla presidenza della commissione Esteri, alla Camera andava in scena una sorta di psicodramma. La sensazione – ma anche il timore – è che pure i deputati azzurri potrebbero presto eleggere un nuovo presidente. Mentre inizia a rincorrersi la notizia di una raccolta di firme per sostituire Paolo Barelli, proprio come accaduto con Gasparri, l’operazione viene improvvisamente fermata. Probabilmente solo rallentata. Sempre su impulso di ambienti extraparlamentari, si vocifera.

La rivoluzione in Forza Italia va fatta con cautela

“Va fatta per bene e con intelligenza”, riferiscono fonti azzurre di primo piano. Sia per assicurarne il successo che per evitare una rottura totale con l’inner circle di Tajani. Insomma, una cosa per volta, causando meno traumi possibili e facendo in modo che la rivoluzione ormai avviata proceda senza intoppi. Anche perché la partita a livello parlamentare si collega necessariamente a quella che si gioca fuori da Camera e Senato. E il rischio, con il braccio di ferro in corso tra chi vuole accelerare i congressi territoriali e chi vuole invece rallentarli, è che Forza Italia si snaturi al punto da diventare un partito delle tessere. Circostanza alla quale chi gestisce il tesseramento in corso è più che preparato.


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