L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Segnali forti di antimaranzismo

Dai locali ai centri storici, cresce la risposta civile contro chi trasforma la notte in un territorio ostile.

di Andrea Fiore -


A Palermo, lo chef Natale Giunta ha deciso che la misura è colma. Dopo aver detto no al pizzo, ora dice no anche a un’altra forma di intimidazione quotidiana: quella delle gang giovanili che trasformano la movida in un ring. E lo fa con un gesto semplice e potentissimo: un cartello all’ingresso del suo locale, Vietato ai maranza.

Non è folklore, non è marketing, non è un vezzo estetico. È una riscossa civica. Perché quando un ristoratore deve passare più tempo a gestire risse che a servire clienti, non è più questione di ordine pubblico: è un fallimento culturale.

Giunta lo dice davanti alla porta del suo Citysea, al Molo Trapezoidale: basta con il mito di Gomorra, con le tute lucide tarocche, gli occhiali Cartier falsi, le borse Gucci di plastica e le barbe da gangster televisivo. «Se vieni qui per fare il fenomeno, non entrare», sintetizza. E non è difficile capire il bersaglio: un modello antropologico che ha trasformato l’aggressività in identità e la violenza in linguaggio.

Un fenomeno nazionale e un settore allo stremo

Il contesto è noto: Capodanno a Firenze, tavoli e sedie lanciati in aria da trenta ragazzini appena maggiorenni; risse seriali da Milano a Palermo; locali costretti a chiamare le volanti ogni weekend. Una spirale che sta svuotando i centri storici e logorando chi lavora.

Giunta non parla di discriminazione, ma di sopravvivenza. «Siamo stanchi di cacciarli ogni sera e di subire reazioni spropositate. Abbiamo una licenza di pubblica sicurezza e dobbiamo garantire che la gente possa divertirsi senza paura». È la fotografia di un settore che non può più far finta di niente.

Addio Gomorra: un simbolo che diventa messaggio

E poi la stoccata finale: «Questi soggetti non vengono per stare bene. Vengono per fare risse. E poi il questore sequestra i locali a noi». Da qui l’appello ai colleghi: un fronte comune, un “Addio Gomorra” che faccia da contraltare all’“Addio Pizzo”.

Il messaggio è chiarissimo: se sei violento, non ti vogliamo. Non è esclusione, è autodifesa. È la città che prova a riprendersi i propri spazi, a dire che la strada non è una zona franca e che la convivenza civile non è un optional.

Un gesto simbolico, certo. Ma i simboli, quando arrivano al momento giusto, pesano più di mille ordinanze.

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