L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



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Attenzione, lo stadio ti “vede”. Anzi, no

Nel decreto sicurezza il riconoscimento facciale per individuare i violenti in tempo reale ma....

di Angelo Vitale -


Attenzione, lo stadio ti “vede”: il decreto sicurezza riapre alla biometria e la promessa è sempre la stessa. Prevenzione in tempo reale, stop ai violenti, Europa 2032 blindata. Il riconoscimento facciale come il simbolo di una svolta tecnologica che dovrebbe chiudere una stagione di scontri e Daspo.

La violenza negli stadi, ora la biometria

Ma i numeri del Viminale raccontano un fenomeno stabile da anni: migliaia di provvedimenti di divieto attivi, oltre duemila episodi di criticità legati al calcio in ogni stagione, la maggior parte fuori dagli impianti. Non un’escalation, una cronicità. Una tecnologia da sorveglianza di massa per un problema che non cresce ma si sedimenta.

Il ministero dell’Interno parla di strumento di prevenzione, le leghe calcistiche chiedono modernizzazione degli impianti, il Garante per la protezione dei dati personali ha più volte ricordato che il riconoscimento facciale in tempo reale in spazi pubblici è misura ad altissimo impatto e richiede basi normative rigorose e proporzionalità stringente.

Cosa dicono le norme

Non un dettaglio: l’AI Act europeo vieta l’identificazione biometrica remota in tempo reale salvo eccezioni circoscritte di sicurezza pubblica. La domanda, quindi, non se la tecnologia funzioni ma se il perimetro giuridico regga. Se ogni partita diventa “evento sensibile”, l’eccezione diventa regola. e allora, come ti “vede” lo stadio?

La violenza calcistica è fenomeno relazionale e identitario. Molti soggetti coinvolti sono già noti alle forze dell’ordine: il volto non è sconosciuto, è reiterato. Allora la biometria non scopre, certifica. E questo ha un costo: sistemi integrati, data center, manutenzione, personale specializzato. Milioni di euro mentre il rapporto steward – spettatori in Italia resta inferiore a quello di altri grandi campionati europei e mentre la prevenzione territoriale viene gestita con risorse frammentate.

Il tech per rassicurare, ma…

Allora, la tecnologia diventa narrazione. Rassicura l’opinione pubblica e scarica sull’algoritmo la responsabilità organizzativa. Se funziona è merito di chi ha innovato, se non funziona è colpa del software. In Italia da anni tornelli, tessera del tifoso, zone rosse, ora la biometria. Strati successivi di controllo che non riformano la struttura ma la coprono.

La vera questione non è se identificare un volto sia possibile, ma se sia proporzionato rispetto al fenomeno e coerente con il quadro europeo. Il decreto tenta di collocare la misura dentro un perimetro di sicurezza pubblica: sarà solido o elastico? Perché quando l’eccezione si dilata, la sicurezza cessa di essere mirata e diventa ambiente permanente.

In Italia, più che prevenire il rischio, si tende a ridefinirne continuamente il confine.


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