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Basta stress, nel piatto il codice del benessere

La nutrizionista Ilenia Grieco: "Ogni scelta alimentare è una risposta — non solo nutrizionale, ma adattativa. Il punto non è “cosa mangio”, ma “in quale stato sto mangiando”"

di Angelo Vitale -


In un tempo di stress cronico e algoritmi che decidono per noi, la nutrizione emerge come l’ultima frontiera dell’autodeterminazione: nel piatto, il codice del benessere.

Tra “nebbia mentale” e nuovi dati sul microbiota, la biologa nutrizionista Ilenia Grieco traccia per l’Identità la rotta per riappropriarsi del proprio benessere.

Oltre le diete, verso l’alfabeto del cibo

La nutrizione è l’ultima forma di sovranità rimasta? Una domanda che cade mentre l’Italia fa i conti con un paradosso sistemico. Nel mercato dei “cibi funzionali” e dei superfood un valore record di 5 miliardi di euro, oltre il 40% della popolazione adulta è in sovrappeso e il “burnout metabolico” colpisce trasversalmente manager e famiglie.

Da Ilenia Grieco, biologa nutrizionista e ideatrice del metodo Private Nutrition, una lucidità che scardina i vecchi schemi della dietetica punitiva. “Sì, la nutrizione è l’ultima sovranità, e forse proprio per questo è così fragile – esordisce- In un mondo che delega sempre di più ad algoritmi e piattaforme, ciò che scegliamo di mettere nel piatto resta uno degli ultimi atti quotidiani di autodeterminazione. Ma questa sovranità è reale solo se è consapevole; altrimenti è un’illusione guidata dal marketing e dal rumore informativo”.

In un mondo che ci chiede di essere sempre connessi e performanti, il cibo ha smesso di essere solo piacere o sostentamento? È un codice da decriptare? “Il cibo ha sempre parlato – afferma -. Siamo noi che abbiamo smesso di ascoltarlo. Oggi, immersi in una cultura della performance, il cibo è diventato un linguaggio silenzioso che racconta molto più di ciò che appare: livelli di stress, qualità del sonno, equilibrio emotivo, stato infiammatorio. Decriptarlo significa tornare a una forma di alfabetizzazione biologica. Significa riconoscere che ogni scelta alimentare è una risposta — non solo nutrizionale, ma adattativa. Il punto non è “cosa mangio”, ma “in quale stato sto mangiando”“.

La nebbia mentale da superare

Ogni mattina lo stress, il caffè al volo, la nebbia mentale delle ore 11:00. Forse non ci serve più chi ci indichi una dieta ma chi riprogetti le fondamenta del nostro benessere. “Esattamente – risponde -. La dieta, intesa come schema rigido, è un concetto superato se non è inserita in una visione sistemica. Quella “nebbia mentale” di metà mattina non è casuale ma spesso il risultato di un’architettura fragile costruita su picchi glicemici, deprivazione di sonno e iperattivazione del sistema dello stress. Oggi non serve un elenco di alimenti consentiti o vietati. Serve qualcuno che ripensi il metabolismo come un ecosistema. E un ecosistema non si corregge: si riequilibra”.

Il costo della produttività

I dati di scenario dell’ultimo biennio confermano l’allarme: il calo della produttività pomeridiana per una cattiva gestione del carico glicemico costa al sistema produttivo italiano circa l’1,5% del Pil in termini di ore lavorate a bassa efficienza. È arrivato il tempo della nutrizione ingegneristica? “In parte è già qui. La nutrizione sta entrando in una fase di precisione sempre maggiore dove dati, biomarcatori e profili individuali permettono interventi mirati. Ma ridurre tutto a un modello ingegneristico rischia di essere una semplificazione pericolosa. L’essere umano non è una macchina da ottimizzare. È un sistema complesso, dinamico, profondamente influenzato da contesto, relazioni, emozioni. La vera evoluzione non è la nutrizione ingegneristica, ma la nutrizione integrata: capace di tenere insieme scienza e umanità”.

La salute è diventata un lusso?

Questa visione si scontra però con la realtà di chi ha 20 minuti per pranzare tra una call e l’altra. La salute è diventata un lusso per chi ha tempo o esiste una “ingegneria del minuto”? “Una domanda centrale. La salute non dovrebbe essere un privilegio logistico. Eppure, il tempo è diventato uno dei principali determinanti di salute. Esiste però un’“ingegneria del minuto”: fatta di scelte ad alta densità nutrizionale e a bassa complessità decisionale. Non serve più tempo. Serve più intenzione. Anche un pasto veloce può essere metabolicamente intelligente, se progettato con criterio”.

Ma siamo esterofili anche nel piatto?

Cerchiamo la salvezza in una polvere esotica ignorando l’olio Evo. Perché? “Cerchiamo altrove ciò che abbiamo già – dice Grieco -. emblematico, il fenomeno dei “superfood”. Alimenti percepiti come salvifici quando ogni territorio ha prodotti funzionali analoghi. Pensiamo all’olio Evo, a tutti gli effetti un nutraceutico con un impatto documentato su infiammazione e microbiota. Oggi assistiamo persino alla produzione di frutta tropicale nel Sud Italia, un’opportunità di filiera importante. Il punto è riconoscere valore a ciò che è vicino, perché spesso è ciò che è più adatto a noi“.

Grieco parla anche di un asse tra pancia e testa. Quella nebbia mentale è davvero un segnale di rivolta dei nostri microrganismi interni? “Esiste una connessione profonda: l’asse intestino-cervello. Il microbiota produce segnali che dialogano col sistema nervoso, influenzando persino le nostre preferenze alimentari per favorire la propria sopravvivenza. È il nostro “secondo cervello”. Non siamo guidati dal microbiota, ma interagiamo con esso. Quando l’alimentazione è disordinata, questo dialogo si altera, influenzando energia e concentrazione. La clinica oggi si muove proprio qui: nel ristabilire questo equilibrio, restituendo coerenza tra ciò che mangiamo e ciò che sentiamo“.


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