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Sociale

Bastonate ai prof: quando la ricreazione diventa la resa dei conti

di Alberto Filippi -


C’è un video che circola in rete e che fa venire la nausea. Due professori aggrediti a calci, urla e bastonate nei pressi del parco “Falcone e Borsellino” a Parma, davanti all’Itis “Leonardo da Vinci”. Un docente in tuta da ginnastica circondato da un branco di adolescenti, un altro inginocchiato a terra colpito alla schiena. Nel filmato si sente persino uno degli insegnanti chiamare per nome uno degli aggressori, come a scongiurare l’irreparabile: “Vincenzo, molla”. Non mollano. Ridono. E qualcuno, tra le risate, arriva persino a urlare: “Ti faccio saltare la testa”.

Questo non è un episodio isolato. Da tempo quella zona è ostaggio di una baby gang di minorenni — i cosiddetti maranza — che picchiano, minacciano e rapinano studenti, anziani, turisti e commercianti, armati di spray al peperoncino e di un’arroganza che sfida ogni limite. Hanno agito a viso scoperto. Tutto ripreso. Tutto documentato. E pubblicato sui social con la spavalderia di chi non teme conseguenza alcuna.

Ebbene: è arrivato il momento che quella spavalderia costi cara.

La magistratura intervenga subito, con la massima durezza. I video esistono. I volti ci sono. Il nuovo Decreto Sicurezza, in vigore da fine aprile, ha inasprito le pene per chi aggredisce il personale scolastico: si rischia da 2 a 8 anni di reclusione, fino a 16 nei casi più gravi. Bene. Ora quelle norme vadano applicate fino in fondo, senza sconti, senza attenuanti generiche, senza la solita burocrazia giudiziaria che trasforma le vittime in fantasmi e gli aggressori in eterni minorenni da tutelare.

La scuola faccia la sua parte, e la faccia davvero.Non una sospensione di tre giorni, quella che si smaltisce come un raffreddore. Una sospensione definitiva, permanente. Perché la condotta non è solo quella tenuta tra i banchi: è quella che si forma e si esprime lungo tutto il percorso di vita di uno studente. Un voto di condotta pari a zero non è vendetta — è verità. Le scuole italiane, finanziate dai contribuenti italiani, non sono obbligate ad accogliere chi le usa come anticamera per la violenza.

E per chi non ha il diritto di essere qui? Italiani o stranieri che siano, le conseguenze devono essere esemplari per tutti. Ma per chi è ospite di questo Paese — e ha scelto di ripagarlo con la violenza — la risposta non può che essere una: revoca del permesso di soggiorno ed espulsione. Se i genitori non hanno saputo, o non hanno voluto, insegnare ai propri figli come ci si comporta in una nazione civile, non può essere la collettività italiana a farsene carico a tempo indeterminato. L’integrazione non è un diritto incondizionato: è un patto. E chi lo rompe, ne accetti le conseguenze.

Un parco intitolato a Falcone e Borsellino — due uomini che hanno dato la vita per la legalità — non può essere il territorio di caccia di un branco di violenti. Sarebbe un’offesa alla loro memoria che nessuno Stato serio può tollerare.

Ai due professori aggrediti va la nostra solidarietà più sincera e più concreta: siete stati soli in quel parco, ma non siete soli adesso. L’Italia che lavora, che studia e che rispetta le regole è dalla vostra parte — e pretende che qualcuno, finalmente, lo dimostri nei fatti.


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