Una misurazione d'impatto, punto di riferimento alla luce delle recenti misure legislative
I dati ESPAD Italia, diffusi dal Cnr tracciano un quadro epidemiologico inequivocabile: la violenza giovanile non è un fatto episodico, ma un’esperienza diffusa che coinvolge oltre quattro studenti su dieci.
Violenza giovanile: come si comportano gli studenti?
Questa rilevazione scientifica — riferita al 2025 e ora resa nota — fornisce una misurazione d’impatto sul campo della realtà giovanile. E si pone come punto di riferimento alla luce delle recenti misure legislative adottate per arginare le cosiddette baby gang e i fenomeni di degrado urbano.
Cosa dicono i dati: un fenomeno strutturale e diffuso
L’indagine, condotta su oltre 17mila studenti tra i 15 e i 19 anni, rivela che il 43,4% dei ragazzi (più di un milione) ha partecipato o subito almeno un atto di violenza nell’ultimo anno.
Il divario di genere è netto: riguarda il 49,8% dei maschi contro il 37,2% delle femmine.
I comportamenti rilevati
Risse di strada e zuffe, il fenomeno più frequente, dichiarato dal 38,3% degli studenti. Le risse di gruppo toccano l’11,9%.
In aumento le aggressioni gravi. Triplicano dal 2018 al 2025 i comportamenti a più alta criticità, come l’aver colpito un docente (dall’1,2% al 3,6%) o l’uso e la minaccia di armi per estorcere qualcosa (dall’1,4% al 3,5%).
Protagonista principale, la violenza “da schermo”.Oltre 332 mila studenti (l’11,8% da spettatore, il 3,8% da autore) hanno filmato o assistito a video di violenze reali con lo smartphone, il valore più alto mai registrato dalla serie storica.
La lettura: prevenzione vs sanzione
Il recente quadro normativo punta ad ampliare gli strumenti punitivi e di contenimento per le forze dell’ordine, come l’estensione dei Daspo urbani, gli avvisi orali e l’inasprimento delle pene per i reati di gruppo.
La ricerca del Cnr evidenzia come la violenza germogli principalmente nei vuoti relazionali e sociali.
I fattori di rischio emersi dallo studio
Persiste il disagio scolastico. La quota di ragazzi violenti sale al 48,1% tra chi segnala forti difficoltà con gli insegnanti (contro il 19,5% di chi ha un rapporto sereno).
Si afferma il cyberbullismo. Chi subisce violenza e prevaricazioni online presenta una probabilità molto più alta di adottare a sua volta condotte aggressive (58,3%).
Il consumo di sostanze, centrale nei contesti a rischio. Il coinvolgimento in atti di violenza raddoppia tra chi fa uso di sostanze illegali o adotta comportamenti di forte sfogo o rischio interpersonale.
Cosa fare?
Per Sabrina Molinaro, dirigente di ricerca Cnr-Ifc, per contrastare il fenomeno – lo si ripete da decenni sui più diversi fronti – occorre intervenire sull’educazione affettiva, sulle competenze digitali e sul rafforzamento della rete tra scuola, famiglie e servizi sociali del territorio.