Russia tenta di bloccare Whatsapp: la denuncia di Meta
Il blocco WhatsApp in Russia torna al centro dello scontro tra Big Tech e Cremlino. Secondo Meta, le autorità russe starebbero tentando di limitare o interrompere il funzionamento dell’app di messaggistica per spingere oltre 100 milioni di utenti verso una piattaforma controllata dallo Stato.
La denuncia è arrivata direttamente dall’azienda guidata da Mark Zuckerberg, che ha parlato apertamente di un tentativo di “forzare” la migrazione degli utenti russi verso un servizio governativo. Un’operazione che, secondo Meta, avrebbe conseguenze dirette sulla sicurezza e sulla privacy delle comunicazioni.
“Il governo russo ha cercato di bloccare completamente WhatsApp nel tentativo di spingere le persone verso un’app di sorveglianza di proprietà dello Stato”, ha scritto l’azienda su X, ribadendo l’impegno a mantenere WhatsApp accessibile nel Paese.
Pressioni su WhatsApp e precedenti su Telegram
Il possibile blocco WhatsApp in Russia non arriva in modo isolato. Nelle scorse settimane Mosca aveva già imposto restrizioni tecniche a Telegram, segnale di una strategia più ampia volta a ridurre il peso delle piattaforme straniere.
Parallelamente, le autorità russe stanno promuovendo Max, un servizio di messaggistica lanciato dal gruppo tecnologico VK, considerato più allineato alle esigenze di controllo e supervisione statale.
La replica del Cremlino: “Rispettare le leggi russe”
Dal Cremlino arriva una risposta netta. Il portavoce Dmitry Peskov ha chiarito che il nodo della questione non è politico ma normativo: WhatsApp, secondo Mosca, deve adeguarsi alla legislazione nazionale.
“Se Meta si adeguerà, partirà un dialogo – con le autorità russe e allora, poi, ci sarà l’opportunità di raggiungere un accordo – ha aggiunto Peskov -. Se la società continuerà a rimanere sulla sua posizione intransigente e, direi, a dimostrare assoluta mancanza di volontà di rispettare le leggi russe, allora non ci saranno possibilità”
Privacy, controllo e futuro delle comunicazioni
Dietro il braccio di ferro sul blocco WhatsApp in Russia si gioca una partita più ampia: il controllo delle comunicazioni digitali in un contesto geopolitico sempre più chiuso. Per Meta, limitare l’accesso a un sistema di messaggistica cifrata significa aumentare i rischi per la sicurezza degli utenti. Per Mosca, invece, si tratta di riaffermare la sovranità digitale.
Lo scontro è tutt’altro che concluso. E il destino di WhatsApp in Russia potrebbe diventare un precedente chiave nel rapporto tra governi e piattaforme globali.
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