Addio a Bruno Contrada, il superpoliziotto aveva 94 anni
Fu al centro di una vicenda giudiziaria che divise il Paese, la condannato a dieci anni poi revocata: "Mi hanno tolto tutto"
È morto Bruno Contrada, aveva 94 anni. Era stato il numero tre del Sisde, protagonista di una lunga stagione di misteri, polemiche e processi che avevano infiammato il dibattito politico e istituzionale nell’Italia degli anni ’90. Quella che “rottamata” la prima Repubblica ora viaggiava spedita verso la Seconda. Il suo è nome che rimane ancorato alla stagione della lotta alla mafia, dello scontro totale tra lo Stato e Cosa Nostra. Una stagione complessa e difficile che non può essere ridotta né raccontata a suon di semplificazioni e banalizzazioni.
Addio a Bruno Contrada
Il superpoliziotto Bruno Contrada era stato condannato, all’esito di un processo lunghissimo e irto di polemiche, a dieci anni di reclusione. L’accusa era stata quella di concorso esterno. Di quella condanna aveva scontato otto anni, poi la Cedu, la Corte europea dei Diritti dell’Uomo, aveva revocato la pronuncia. In mezzo la pronuncia della Cassazione che nel 2012 affermò che quella condanna era ineseguibile e per un motivo molto chiaro: quella fattispecie di reato, all’epoca dei fatti imputatagli, non poteva essere considerata né chiara né prevedibile. Insieme alle procedure per chiedere il risarcimento, l’epilogo della vicenda ha contribuito a rinfocolare il dibattito, ormai annoso, sui processi e sulla magistratura.
“Non mi hanno restituito nulla”
Bruno Contrada, che aveva passato la vita a servire la divisa e lo aveva fatto in uno dei momenti più tesi e violenti della stagione di mafia a Palermo, aveva spiegato che nulla e nessuno gli avevano “restituito”, insieme agli otto anni passati in cella, la “carriera e la devastazione della famiglia”. E aveva parlato, in una delle ultime interviste che aveva rilasciato di “ferite morali indimenticabili e inguaribili”. La vicenda terrena adesso è finita.
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