L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Ambiente

Cari energia e gasolio alle stelle, agricoltori sul piede di guerra 

di Marco Montini -


Costi di energia e benzina alle stelle, il conflitto in Medio Oriente preoccupa gli agricoltori con l’aumento dei prezzi che rischia di mettere in ginocchio il settore primario. E mentre il governo Meloni cerca di mettere una pezza alle criticità, le organizzazioni di categoria lanciano il monito e si fanno portatrici delle istanze di tutti quei piccoli e medi produttori che fanno della terra il proprio pane quotidiano.

Cari energia: il pensiero delle organizzazioni di categoria

Tra le realtà maggiormente sul piede di guerra c’è senz’altro Coldiretti che giusto in questi giorni ha annunciato la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Guardia di Finanza per chiedere di fare piena luce “sulle possibili manovre speculative” sul prezzo del gasolio agricolo, con la richiesta di accertare eventuali responsabilità e procedere nei confronti dei responsabili per il reato di manovre speculative su merci previsto dall’articolo 501-bis del codice penale.

L’iniziativa, firmata dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, nasce a seguito del repentino incremento registrato negli ultimi giorni sul gasolio agricolo agevolato, che sarebbe passato nel giro di circa una settimana da 0,85 euro al litro fino a valori che in alcuni casi raggiungono 1,25 euro al litro, con picchi segnalati soprattutto in Sicilia e Puglia.

Un trend che, secondo Coldiretti, potrebbe registrare ulteriori aumenti nei prossimi giorni. L’organizzazione agricola ha sottolineato al contempo il rischio di effetti a cascata sull’intera filiera agroalimentare, con possibili conseguenze su produzione, prezzi e competitività delle imprese agricole. Non solo Coldiretti, però.

Per il settore vivaistico italiano, che produce in serra giovani piante da orto, il gasolio rappresenta la principale fonte energetica per il riscaldamento degli impianti”, ha aggiunto Pietro Caggiano, presidente della Sezione Vivai di Assosementi. “Il rincaro improvviso del carburante si traduce quindi in un immediato aumento dei costi di produzione, stimato tra l’8% e il 10%, proprio in una fase della stagione in cui il fabbisogno energetico è particolarmente elevato”.

La crisi energetica arriva infatti in un momento delicato del calendario produttivo. La fine dell’inverno coincide con la fase in cui si concentrano le semine delle piantine destinate alle consegne primaverili, periodo in cui il riscaldamento delle serre è fondamentale per garantire il corretto sviluppo delle piante nelle fasi successive alla germinazione, soprattutto durante le ore notturne quando le temperature restano ancora basse.

Le riflessioni

Questa, invece, la riflessione del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti: “Siamo preoccupati per l’escalation improvvisa dei prezzi dei combustibili e dei prodotti energetici, nonché dei fertilizzanti, che hanno raggiunto punte ingiustificate di oltre il 30% anche in seguito alle decisioni europee antecedenti il conflitto in Medio Oriente. Questo accade, tra l’altro, in una fase in cui si sta avviando la campagna di produzione”.

Un aggravarsi della guerra provocherebbe ulteriori aumenti delle quotazioni del petrolio, con effetti indiretti sui costi energetici e logistici e, conseguentemente, sui prezzi dei fertilizzanti: I rincari, nonostante gli sforzi da parte delle imprese, potrebbero avere effetti sul quadro dei prezzi portando a un’inflazione da costi, come accaduto qualche anno fa. Le aziende agricole, tuttavia – evidenzia ancora la Confederazione – sono il primo anello della filiera e potrebbero non essere in grado di trasferire a valle i maggiori oneri. Anche relativamente a questo aspetto è importante l’analisi per verificare il rischio che le imprese agricole possano subire un calo di redditività e di competitività”.

L’intervento di Confeuro

Sulla falsariga anche Confeuro, la Confederazione degli Agricoltori Europei, secondo cui le dinamiche in atto “potrebbero incidere negativamente sulla competitività delle piccole e medie imprese agricole italiane ed europee, mettendo a rischio la stabilità dell’intero comparto agroalimentare.

Per questo – conclude il presidente nazionale Confeuro, Andrea Tiso – riteniamo fondamentale che l’Italia e l’Unione Europea agiscano con responsabilità e visione strategica”.


Torna alle notizie in home