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Economia

Carney tumula il vecchio ordine mondiale, Ursula fugge in India

A Davos Vdl annuncia "la madre di ogni accordo" e rilancia sull'indipendenza dell'Europa

di Giovanni Vasso -


“Il vecchio ordine mondiale è finito”. Non è un politico, Mark Carney. No. È un banchiere. Che, momentaneamente, è il premier del Canada. E proprio perché Carney è uomo che arriva dalle istituzioni economiche e finanziarie, e perché più (e prima) degli altri ha sentito il fiato sul collo del nuovo sceriffo che s’è insediato alla Casa Bianca, che le sue parole hanno un significato importante. Non sono pronunciate a caso. Sono la fotografia di una situazione. Che solo un banchiere (o tempora o mores) poteva svelare a un mondo che, altrimenti, cerca di trovare una soluzione, un escamotage, un modo come un altro per tenere a bada e rassicurare l’opinione pubblica.

L’ordine mondiale (che verrà)

A Davos, circondato dai Gattopardoni che hanno rinnegato la piccola Greta per abbracciare il Ciuffo di Trump, Carney ha suonato le campane al morto al globalismo. Prima economico, poi politico. E ha spiegato che l’economia sarà l’arma (finale) che sarà usata per le guerre che (già) si stanno combattendo. “Siamo nel bel mezzo di una fase di rottura, non di una transizione: le grandi potenze hanno iniziato a usare la leva economica come un’arma: l’integrazione economica è divenuta la fonte della subordinazione”, ha detto. Per poi avvisare: “Sappiamo bene che il vecchio ordine non tornerà più, ma non dobbiamo essere nostalgici: crediamo che da questa rottura sia possibile costruire un sistema più giusto, e questo è il compito delle medie potenze che devono agire insieme perché se non saranno sedute al tavolo, saranno sul menu”. L’Europa è avvisata.

Ursula la fuoricorso

Ursula von der Leyen, oggi come non mai, appare come quello studente scapestrato e fuoricorso che ha l’ambizione di recuperare tutti gli anni perduti in una sola sessione. E di farlo dopo aver subito l’ennesima bocciatura: “Il tema Artico non era il tema principale”. La realtà, però, ha preteso il conto. “Dobbiamo fare della crisi un momento di opportunità”, ma le frasi fatte di auto-aiuto serviranno a poco senza agire. Lei lo sa e annuncia: “L’Europa ha bisogno di una mentalità improntata all’urgenza. Il nostro punto di partenza è buono. Abbiamo campioni mondiali in settori che vanno dall’energia eolica alle batterie di nuova generazione. Dall’aerospaziale ai macchinari industriali essenziali per costruire chip o armi avanzate”. Troppa grazia, forse.

Obiettivo India e stavolta sarebbe un colpaccio

L’obiettivo è e resta ambizioso: “L’Europa deve accelerare la sua spinta verso l’indipendenza – dalla sicurezza all’economia, dalla difesa alla democrazia. Instaurando un dialogo con i nostri amici e partner, anche con gli avversari, se necessario. Il punto è che il mondo è cambiato in modo permanente. E noi dobbiamo cambiare con lui”. Il vecchio ordine mondiale è finito, ha detto Carney. Figurarsi se non è finita, per forza di cose, la fissazione green della Ue. Pure lei, Ursula, s’è convinta: ci vuole l’energia, ci vuole il nucleare. Lo sa da tempo, non sa come dirlo chiaro. Ora ha qualche chance in più per trovare il coraggio giusto. Lo stesso che, subito dopo Davos, e dopo aver promesso una “risposta ferma” ai dazi “ingiusti” (copyright Macron) di Trump, la porterà in India a chiudere “la madre (sic) di ogni accordo: “Creerebbe un un mercato di 2 miliardi di persone, pari a quasi un quarto del PIL mondiale, e, cosa cruciale, offrirebbe all’Europa un vantaggio di first-mover con una delle economie più dinamiche e in più rapida crescita del mondo”. La tirerebbe in saccoccia, allo stesso tempo, a Usa e Cina. Ammesso, e non concesso, che ci vorranno meno dei 25 anni che son serviti a fare l’intesa col Mercosur. Nella speranza che, oggi all’Europarlamento, l’accordo non finisca alla Corte di Giustizia aggiungendo altri anni all’attesa (eterna).


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