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La miccia Ceuta cambia la prospettiva, l’Europa ora si difende

di Eleonora Ciaffoloni -


Prima i numeri – oltre 70mila – poi la correzione delle cifre – oltre 80mila – eppure, il problema resta, e va oltre la crisi migratoria esplosa a Ceuta. “L’invasione” ha rilanciato un allarme sopito e riportato al centro dell’agenda europea una questione che sembrava rimasta sullo sfondo: quella di flussi migratori che, per dimensioni e modalità, possono trasformarsi in uno strumento di pressione sui governi, visto che in poche ore una frontiera europea è stata sottoposta a una pressione straordinaria.

E così Ceuta diventa il simbolo di una questione che riguarda l’intera Europa. Intanto, Madrid ha ulteriormente innalzato il livello di attenzione attorno all’enclave, arrivando anche allo stop dei permessi militari, mentre la crisi continua a essere seguita anche dagli altri governi europei. Un’onda lunga che in queste ore passa in tutto il Vecchio Continente – con il Regno Unito che fa i conti con arrivi record attraverso la Manica – e che riguarda inevitabilmente l’Italia: Giorgia Meloni ha scelto di muoversi insieme alla premier danese Mette Frederiksen, in un “messaggio congiunto” – pubblicato sui social – che punta a riportare la questione migratoria al centro della risposta europea.

L’Italia, del resto, sostiene da tempo che la gestione dei flussi non possa essere lasciata esclusivamente ai Paesi di frontiera. E ora la vicenda di Ceuta sembra rafforzare questa impostazione. “Siamo unite dal nostro desiderio di difendere l’Europa”, recita il messaggio. “Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa. È nostro dovere – concludono – continuare a impegnarci con determinazione per offrire risposte concrete ai cittadini e garantire maggiore sicurezza e tutela per le nostre comunità”.

Weber: “Ceuta banco di prova”, Frontex e hub in Africa

Ma non sono le uniche: dare ulteriore peso alla linea dei governi è Manfred Weber: “Ceuta è stata un banco di prova per l’Europa. Ora l’Europa deve dimostrare di considerare la lotta contro la migrazione illegale un compito comune”. Il leader del Ppe è tornato sulla questione dopo aver chiesto – già la scorsa settimana – un ruolo più incisivo di Frontex nella protezione delle frontiere. “Le iniziative unilaterali nazionali non risolvono la migrazione illegale, ma talvolta la alimentano nuovamente”, scrive Weber. “Proprio come il principio del ‘non nel mio cortile’ non può spegnere un incendio boschivo, nessuna misura nazionale può fermare la criminalità internazionale dei trafficanti di esseri umani”.

Per il politico tedesco, “solo l’azione europea funziona” e per questo chiede che “al prossimo Consiglio europeo ordinario” venga definito “un piano di attuazione vincolante, con responsabilità chiare, scadenze precise e obiettivi verificabili”. Perché Ceuta ha mostrato dei limiti, ma anche che una stretta collaborazione con gli Stati vicini può funzionare visto che nessuno è riuscito a proseguire verso lo spazio Schengen. Ed è da qui che parte la richiesta di “realizzare rapidamente hub per i rimpatri in Africa”, offrendo ai Paesi che cooperano “buone relazioni commerciali, cooperazione economica e anche migrazione legale”. Insomma, controlli alle frontiere e più sicurezza.

E per questo sostiene il leader Ppe, Frontex deve essere trasformata in una vera agenzia europea di guardia di frontiera chiamata a proteggere le frontiere esterne insieme alle forze nazionali. Una proposta che segna un cambio di prospettiva: l’Europa non deve limitarsi a decidere cosa fare quando i migranti arrivano sul proprio territorio, ma deve costruire fuori dai suoi confini una parte della propria politica di rimpatrio.

Dai flussi migratori alla sicurezza del continente

È un punto cruciale e un segnale evidente di quanto il dossier sia cambiato. I centri in Africa potrebbero rappresentare uno strumento attraverso cui Bruxelles e gli Stati membri possano sottrarsi alla logica dell’emergenza permanente.

Ceuta ha acceso una miccia che potrebbe far entrare l’Europa in una nuova fase, cioè quella di una difesa dai flussi migratori: perché non si tratta più solo di accoglienza o respingimento, ma della sicurezza dell’intero continente.
Vedere un’improvvisa concentrazione di migliaia di persone e soprattutto la rapidità con cui la situazione si è sviluppata ha acceso i riflettori oltre la superficie l’episodio. I flussi migratori – di questo tipo, con tanto di minaccia di nuove ondate – non possono più essere considerati soltanto una questione umanitaria. Sono diventati una leva di pressione tra gli Stati che, a questo punto, necessita di considerare anche la dimensione geopolitica della gestione dei flussi.

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