Dossier Ai

Il chip vale più del petrolio: Nvidia, Aramco e la Cina

di Giovanni Vasso -

epa11158937 Outside view shows the NVIDIA (Nasdaq: NVDA) corporate offices in Westford, Massachusetts, USA, 16 February 2024. The chip maker and software company has recently disclosed investments in several AI (Artificial Intelligence) companies. EPA/CJ GUNTHER


Il chip vale più del petrolio, lo dice la finanza. Nvidia, divenuta in breve tempo un autentico colosso nella produzione dei semiconduttori, ha scalzato niente poco di meno che Saudi Aramco, la società energetica di Riyadh ed è diventata la terza azienda, per valore, di tutto il mondo. Certo, pesano (e molto) i tagli alla produzione decretati dalla stessa Arabia Saudita che ha deciso di dare una scossa ai partner Opec+, ritenuti un po’ troppo pigri nel rispettare gli impegni per diminuire la quantità di petrolio sul mercato. Ma i numeri, quelli, non mentono mai. Già, perché lunedì scorso Nvidia ha chiuso la giornata raggiungendo un valore, in tema di capitalizzazione, pari a 2,11 trilioni di dollari. E può solo crescere. Per avere il polso del trend che interessa Nvidia basta pensare che solo venerdì scorso il valore dell’azienda guidata dal Ceo Jensen Huang aveva sfondato, per la prima volta, la soglia dei 2 trilioni.  Intanto, stando ai dati elaborati e resi noti da Bloomberg, Aramco si era “ridimensionata” (se è mai possibile utilizzare termini del genere parlando di autentici giganti dell’economia mondiale) a una capitalizzazione pari a “soli” 2,01 trilioni di dollari. I sauditi, nel corso dell’anno, hanno perso il 5% del loro valore mentre Nvidia ha conquistato 883 miliardi di dollari di valore mettendo a referto un clamoroso +70%.

Con l’approdo di Nvidia sul podio delle società più ricche e preziose del pianeta, l’America fa filotto. E quando si parla di ricchezza e Stati Uniti il filo conduttore è sempre lo stesso: l’hitech. Prima di Nvidia, infatti, ci sono soltanto Apple e Microsoft. Protagoniste assolute della grande rivoluzione informatica. La presenza del colosso dei chip battezza la terza rivoluzione digitale: dopo il pc, lo smartphone e i social, ecco che arriva l’intelligenza artificiale. Ma le stime, se possibile, sono ancora più rosee per Nvidia che si trova a dominare, letteralmente, un mercato che si rivela, almeno per ora, più promettente di quello delle materie prime energetiche.

Non è un caso, dunque, se sul fronte dei chip il mondo si sta letteralmente dividendo. E non è certo una coincidenza se il rally dell’Ai e dei semiconduttori ha avuto come prima conseguenza quella di sgretolare il villaggio globale che restava in piedi, nonostante una sfibrata stanchezza, dagli anni ’90. La battaglia è, prima che economica, strategica. Gli Usa non vogliono esportare (in Cina) la loro tecnologia. Pechino, nel corso degli anni, si è accaparrata una posizione di primato per ciò che riguarda le terre rare. L’uno ha bisogno dell’altro. E viceversa. Ma la battaglia tech infuria già da mesi. La Cina concede a caro prezzo, l’America esporta chip a scartamento ridotto e depotenziati. E il Dragone ha deciso di far da sé. Il premier Li Qiang all’apertura dell’Assemblea nazionale del Popolo per l’appuntamento annuale delle Due Sessioni ha ribadito la necessità, per la Cina, di “rafforzare rapidamente le aree di autosufficienza” per ciò che riguarda la produzione e la tecnologia legata ai semiconduttori. Un obiettivo che per il primo ministro cinese sta alla pari di quelli legati alla decarbonizzazione e all’auto elettrica, due autentici pilastri su cui il Dragone poggia le sue ambizioni di leadership globale. Le parole di Li Qiang arrivano all’indomani dell’ennesimo ban americano alle esportazioni di chip. Questa volta è stata l’azienda californiana Advanced Micro Devices a dover produrre un modello depotenziato per poter avere accesso al mercato cinese. Nvidia già lo fa da tempo. La Cina, per ora, abbozza. E continua a comprare dagli americani. Contribuendo, peraltro, al successo economico degli Over the top Usa del semiconduttore. Ma Pechino sta solo aspettando che i ricercatori all’Huawei Technologies riescano a trovare il tanto sospirato chip cinese. Gli Usa, contestualmente, lavorano a nuove vie d’accesso ai materiali. Il chip, oggi, vale più del petrolio.


Torna alle notizie in home