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Editoriale

Colpire i trafficanti di esseri umani. L’Ue parla italiano

di Adolfo Spezzaferro -


Finalmente le politiche europee di gestione dei flussi migratori parlano italiano. Come sottolinea la premier Giorgia Meloni, “volevamo cambiare l’approccio europeo sull’immigrazione, renderlo più concreto, più responsabile e più attento alla sicurezza dei cittadini.

I fatti dimostrano che questa direzione sta prendendo forma”. Infatti la proposta di un nuovo regime di sanzioni contro le reti criminali che gestiscono il traffico di migranti è la prova provata che ora Bruxelles ha preso atto che bisogna colpire chi organizza e finanzia il traffico di esseri umani, riconoscendo che la gestione dei flussi non può limitarsi all’accoglienza, ma deve partire dal contrasto alle organizzazioni che trasformano la migrazione irregolare in un mercato, sulla pelle di chi muore nelle traversate.

Così l’Ue recepisce ciò su cui il governo Meloni insiste da anni: difendere le frontiere esterne, rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e di transito e distinguere nettamente tra il diritto alla protezione internazionale e l’immigrazione irregolare gestita dai trafficanti. Certo, siamo soltanto agli inizi, serviranno strumenti efficaci, collaborazione internazionale e la capacità di coniugare sicurezza e rispetto della dignità delle persone.

Ma il principio è finalmente condiviso a livello Ue: i flussi migratori vanno gestiti e non subìti. Non bisogna intervenire dopo l’ennesimo allarme sbarchi ma prevenire, disinnescando le emergenze. Una politica migratoria Ue non è soltanto una vittoria dell’Italia, ma di tutta l’Europa. E il pugno duro sui trafficanti di esseri umani riavvicina le istituzioni Ue ai cittadini (oltre che fornire una valida risposta a certi slogan elettorali che puntano proprio sull’insofferenza di chi si vede invaso dai clandestini).


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