Tra il granito e il calice, il Cone Club Sardinia inventa la privacy felice
di LELLA LAURENZI
Cone Club Sardinia sta a pochi minuti dalla Costa Smeralda, quindi abbastanza vicino da sfruttarne il mito, abbastanza lontano da evitare il circo. Il posto lavora su un’idea semplice che oggi vale oro, far divertire gente che vive di visibilità offrendo il contrario, cioè riservatezza vera, non quella finta dei paraventi in paglia e del fotografo amico.
Ritmo crescente e mondanità controllata
La giornata parte calma, con lettini su acqua che sembra filtrata e servizio che capisce il lusso come lo capisce chi lo frequenta, presenza puntuale e zero voglia di recitare. Poi il volume sale, con misura, perché qui la musica serve a cambiare l’umore e non a punire i timpani. Nel pomeriggio arriva la parte più mondana con i bicchieri che luccicano, le facce internazionali, clima da weekend infinito, però con una regola non scritta che si capisce subito, qui si viene per farsi vedere il giusto e sparire il resto del tempo.
La cosa che funziona è la doppia natura, energia e copertura, good vibes e discrezione, chiamatela come vi pare ma è l’unico compromesso sensato rimasto.
Anche l’impianto del posto fa la sua parte, l’architettura si appoggia alla macchia mediterranea invece di combatterla, e il dettaglio, quando è fatto bene, ti evita di pensarci.
La cucina e l’equilibrio gastronomico
In cucina c’è Pasquale D’Ambrosio, che non inventa la Sardegna da cartolina ma la porta a un registro pulito, contemporaneo, con piatti pensati per stare dentro una giornata al sole. La fregula di mare, che spesso arriva pesante e autocelebrativa, qui esce più asciutta e più precisa, saporita e leggera, come dovrebbe essere quando la scena chiede gusto e la testa chiede lucidità.
Cone Club completa l’offerta del 7Pines Resort Sardinia, che già gioca su un percorso gastronomico alto, tra Capogiro e Spazio, la pizzeria firmata da Franco Pepe. Tradotto, questo beach day club nasce dentro un ecosistema che vuole dare l’idea di vacanza totale, con il lusso che si avverte e non si annuncia.
La firma del luogo e il valore della privacy
Il momento migliore resta quello di fine giornata, quando la luce si abbassa e l’aria cambia, e capisci perché lo chiamano day club, perché qui la vera firma è il ritmo, non il logo. Il resto è la solita umanità estiva che cerca il Mediterraneo perfetto e, per una volta, lo trova.
Se ti interessa la parte pratica, qui la privacy è anche logistica, accessi controllati, distanze giuste tra i tavoli, personale che capisce i segnali e chiude le conversazioni prima che diventino pettegolezzo. E il bello è che questa disciplina non raffredda l’atmosfera, la rende più adulta, perché permette di rilassarsi davvero, di ridere, di ballare, di restare fino al buio con la sensazione di essere al posto giusto. Il mare fa il resto, e il granito attorno sembra messo lì per ricordartelo.
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