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Economia

Guerra e pace: l’Europa e la “sfida” di Confindustria

Meloni vola in Algeria. Lagarde minaccia il rialzo dei tassi e le Borse si aggrappano alla pace

di Giovanni Vasso -


Confindustria sfida l’Europa. Per l’ennesima volta si alza il grido ferale degli industriali. Quel “fate presto” che, ormai, più che un’invocazione sta diventando un genere letterario. Bruxelles, e quindi Roma, in questo frangente hanno tanto da farsi perdonare, molto a cui porre rimedio. Aver scelto di rinunciare al gas russo a favore di quello mediorientale, scoprendo poi che i maggiori fornitori sono Usa e Norvegia e che l’aumento dei prezzi fa bene prima agli “alleati” e poi agli altri. Ritrovarsi, adesso, coi rubinetti chiusi dal Qatar per “forza maggiore”. Senza un briciolo di Unione che sia tale. Gli industriali italiani non ne possono più. Il governo italiano, col Decreto Bollette, aveva provato a dare una svolta. Peccato, però, che gli americani abbiano deciso di scatenare l’Epic Fury sull’Iran che si sta ritorcendo contro di loro. E tanti, fin troppi, problemi sta creando all’Europa. Anche perché, lungi dallo scusarsi, i funzionari americani avrebbero anche iniziato a pretendere dall’Ue l’adesione all’accordo quadro sui dazi in tempi rapidi altrimenti niente più prezzi di favore (ammesso e non concesso che tali siano) per il gas.

Confindustria, l’Europa e l’ultima sfida dell’economia

Insomma, un guazzabuglio. Che ci costa. Tantissimo. Sette miliardi solo in termini di bollette per le imprese se la guerra dovesse continuare fino all’estate. La crescita, già inchiodata a uno striminzito +0,7% si ridurrà ulteriormente allo 0,5%. Sempre che tutto vada per il verso giusto. Il peso di questa situazione si ripercuoterà pure sulle culle: nel 2070 mancheranno all’appello, secondo il Centro studi di viale dell’Astronomia, altri tre milioni di italiani. In questo scenario, l’urlo di Orsini si unisce alle proposte dell’organizzazione. Che pungolano proprio l’Ue: eurobond e mercato unico dell’energia. La sfida è lanciata. Meloni, che è realista e sa di potersi aspettare poco da Bruxelles a maggior ragione adesso che il “no” al referendum l’ha resa più debole sul profilo politico, è volata in Algeria.

Africa centro del mondo

Ha incontrato il governo locale e sarebbe stato pure siglato un accordo che aumenterà i flussi di gas dal Nordafrica all’Italia, rafforzandone il ruolo di hub mediterraneo dell’energia. Ammesso, e non concesso, che a questa Ue interessi qualcosa del Mediterraneo dal momento che ha preferito Lille a Roma come sede dell’agenzia europea delle Dogane. Un po’ come decidere di fare snorkeling sulla Marmolada. L’Africa, in questo momento, è in rampa di lancio. Tutti, dopo Hormuz, vogliono diversificare. E tutti vogliono mettere le mani sul petrolio della Libia e della Nigeria, sul gas offshore, sulle risorse minerarie del Continente Nero. Tutti, compresa la Cina che parte da un’ovvia posizione di vantaggio. Tutti, tranne l’Europa che al solito non tocca palla. E si prepara a farsi ulteriormente del male dal momento che la signora Christine Lagarde ha regalato momenti di inenarrabile piacere ai masochisti del rigore promettendo che la Bce è pronta, in ogni momento, ad alzare i tassi di interesse sul denaro. Piove sul bagnato.

Le Borse si aggrappano alla pace

A credere alla pace, più per disperazione forse, son rimasti solo i mercati. Le Borse europee hanno chiuso in territorio positivo, Milano ha recuperato l’1,48%, il prezzo del petrolio è sceso sotto i 100 dollari, il brent è sceso a un tratto sotto i 95 bigliettoni mentre il gas è sceso ancora (-6,92%) attestandosi sui 50 euro al Mwh. Confindustria, però, aspetta: la sfida all’Europa è per la sopravvivenza.


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