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Crozza fa ridere. Ma le battute sulla politica sono vere

di Alberto Filippi -


Guardando Crozza che imita Prodi viene quasi il dubbio che non stia facendo satira, ma una semplice telecronaca degli anni ’90. Perché quando scherza dicendo che “praticamente un italiano su tre lavorava per l’IRI”, fa ridere — sì — ma solo finché non ti ricordi che quell’Italia, quella del dopoguerra, quella ricostruita mattone su mattone, era uno Stato che non solo aveva tutto, ma produceva. Energia? Pubblica. Banche? Pubbliche. Alfa Romeo? Pubblica. Chimica, acciaio, infrastrutture? Pubbliche. Un sistema che dava lavoro, garantiva competitività e creava Pil vero, non slide PowerPoint.

Poi arrivò il Professore. E invece di “valorizzare”, che già allora significava “vendere bene”, assistemmo a qualcosa di molto più creativo: una svendita al ribasso degna dei saldi di fine stagione. Altro che liberalizzazioni: sembrava il Black Friday ma con i pezzi migliori dell’economia nazionale. E così, mentre noi perdevamo industrie strategiche, lui guadagnava un biglietto di sola andata per Bruxelles. Il finale lo conosciamo: l’ingresso nell’euro con il cambio più autolesionista della storia recente, che ci ha fatto svegliare tutti un po’ più europei… e molto più poveri.

E allora sì, Crozza fa ridere. Ma fa ridere perché ricorda ciò che molti vorrebbero far passare per un dettaglio: che certi errori politici non sono opinioni, ma fatti. Fatti che hanno pesato, che hanno cambiato la struttura industriale del Paese, che hanno indebolito la nostra sovranità economica. Fatti che sarebbe ora di ricordare — non per rabbia, ma per igiene democratica.

Perché la memoria, in politica, è un dovere. E chi ha smantellato un patrimonio strategico non può essere trattato come un simpatico professore che “forse ha sbagliato qualcosina”. No: ci sono decisioni che impoveriscono un popolo. E quelle vanno ricordate.

Perché un Paese che non fa memoria dei propri errori è destinato a ripeterli.

E noi, sinceramente, di altre “svendite creative” non sentiamo proprio il bisogno.


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