Venerdì di passione per il presidente Usa che urla: "Una vergogna ma ho un piano B"
Dazi bocciati (e amarissimi), mr Trump. Prima sgrida quei cattivoni di Bruxelles (e Parigi) che vogliono fargli le scarpe con la clausoletta del Made in Ue per le armi, poi si ritrova a fare i conti con la stangata della Corte Suprema. Che gli boccia i dazi. Un venerdì di passione per Donald Trump. Che, dopo aver dovuto sopportare la sentenza contraria e il “tradimento” di tre giudici, s’è dovuto pure sentire il pigolio cipiglioso di chi, adesso, ha (finalmente) ritrovato la voce e il coraggio di alzare il ditino. A cominciare dalla sempre più zoppicante signora Christine Lagarde.
Prima dei dazi bocciati: le armi Ue e Trump
La giornata di ieri s’è aperta all’insegna del dissapore. Gli americani, come ha riportato Politico, si sarebbero assai rizelati con quegli scrocconi degli europei. Che una ne fanno (e cioè accettano di comprare armi per tenersi i dazi bassi) e cento ne pensano (per dribblare gli obblighi e gli impegni sottoscritti nell’accordo capestro di Turnberry). Guidata da Parigi, la frangia dei facinorosi ha proposto a Bruxelles di allargare la clausola dell’obbligo di acquisto di armamenti rigorosamente made in Europe. Una scelta, questa, che quasi a sorpresa avrebbe potuto unire, una volta tanto, la Disunione europea. Già, perché i piani di riarmo non piacciono a nessuno. Men che mai a un Continente che ha vissuto, sofferto e ancora non s’è del tutto ripreso da ben due guerre mondiali combattute sul suo suolo. Puntare sull’obbligo di acquisto di armi, pallottole, carri armati, aerei e navi europee avrebbe reso questi piani più appetibili all’opinione pubblica. Consentendo pure di salvare ciò che rimane dell’industria dell’automotive (danke schon frau Ursula).
Buoni sì, fessi no
Gli americani avranno mille difetti ma fessi, di sicuro, non lo sono. E perciò hanno fatto tremare le pareti della Casa di Carta di Bruxelles. Ma come? Le vostre aziende vengono qui, vendono e fanno affari in tutta tranquillità, e voi vorreste mettere le nostre fuori mercato? E così dalle parole s’è passati ai fatti. Con una dichiarazione che poco o nulla lascia all’immaginazione. “Gli Stati Uniti si oppongono fermamente a qualsiasi modifica alla direttiva che possa limitare la capacità dell’industria statunitense di sostenere o altrimenti partecipare agli appalti nazionali per la difesa degli Stati membri dell’Ue”.
La bomba della Corte Suprema
E proprio mentre, timidissimamente, il dibattito andava incanalandosi su questo tema delle armi made in Europe, ecco che è esplosa, dirompente, la regina di tutte le notizie. Quella che ha salvato la giornata di Ursula von der Leyen, inguaiando quella di Donald Trump. E che, puntualmente, era stata già anticipata al mondo dai sempre informatissimi e ferratissimi analisti di Goldman Sachs. Fermi tutti: la Corte Suprema, con sei voti a tre e nonostante la ferrea maggioranza Gop, ha bocciati i dazi emergenziali di Trumpi. Il presidente americano non li poteva imporre perché la legge sulla scorta della quale li ha emanati non lo autorizzerebbe a farlo. Può, adesso, solo minacciare mini-tariffe: 15 per cento per non più di 150 giorni. Quisquilie. Restano in piedi solo (e si fa per dire) i balzelli sull’acciaio, alluminio e sull’auto.
Il pigolio di Bruxelles
Per l’Europa non è precisamente una notizia bellissima dal momento che, proprio ieri, sono arrivati i dati che fotografano il crollo dell’export europeo dell’acciaio (-30 per cento). Bruxelles, cuor di leone come al solito, si gioca la carta del pigolio: “Restiamo in contatto, cerchiamo di capire”. Ma lo sfizio, il povero portavoce Olof Gill che per mesi ci ha messo la faccia, se l’è tolto: “Ci vuole stabilità”. Lagarde, che azzoppata dal Ft s’è fatta intervistare per ribadire saldezza dal Wsj, ha evidenziato “l’interdipendenza tra le economie”. Lasciando intendere che ora dovrà essere Washington a ricostruire con la vecchia Europa, capace di tessere accordi col Mercosur (ma già rinviato al duemila-mai con il rinvio alla Corte di Giustizia) e con l’India. Lui, Trump, ha bollato la sentenza della Corte Suprema come “una vergogna”. E ha detto di avere un piano B. Chissà, da lui – adesso più che mai – c’è da aspettarsi di tutto.
Chi restituisce i dollari?
Perché ora sorge un caso nel caso: i miliardi già incassati a fronte dei dazi oggi bollati come illegali, saranno restituiti? E a chi? Intanto gli avversari lo incalzano e i redivivi dem si trasformano in un comitato di tutela dei consumatori mentre l’ambizioso e impomatato governatore della California Gavin Newsom parla di “rapina” e invita il vecchio Donald a “rimborsare immediatamente con gli interessi ogni dollaro sottratto illegalmente” dalla sua amministrazione. Il problema (vero) è che senza dazi, Donald Trump si ritrova privato dell’arma che, finora, ha agitato con più forza e successo sullo scenario geopolitico internazionale. Ora gli restano solo le bombe.