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Dimissioni Kent: Signalgate, l’ombra del tradimento, segreti nucleari in chat?

Forum e piattaforme rilanciano lo scandalo pubblicando screenshot di recentissime conversazioni avvenute sul social nell'area di Langley e della Casa Bianca

di Angelo Vitale -

Joe Kent, il capo del centro per l'antiterrorismo americano, si dimette. "Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana", afferma Kent in una nota pubblicata sul suo account su X ( X / Joe Kent)


Le dimissioni shock di Joe Kent, direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo Usa, rassegnate a Donald Trump, hanno scoperchiato un vaso di Pandora raccontando il ritorno del Signalgate. Non è più solo un caso di “sciatteria digitale”, ma una crisi di sicurezza nazionale che sta smantellando la fiducia ai vertici dell’intelligence americana. In primo piano l’esistenza di nuovi gruppi Signal dove alti funzionari dell’amministrazione Trump 2.0 avrebbero discusso operazioni belliche contro l’Iran fuori da ogni protocollo criptato governativo.

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Il ritorno del “Signalgate”

Se quando nel 2025 il caso era scoppiato per l’aggiunta accidentale di un giornalista a una chat di gabinetto, oggi la questione è di natura penale. L’Fbi ha aperto un fascicolo per “diffusione di informazioni classificate” dopo che sui forum di cyber-intelligence e su piattaforme come Semafor e The Intercept sono apparsi screenshot di conversazioni avvenute tra il 6 e il 15 marzo 2026.

Al centro dei leak ci sarebbero i nomi di Pete Hegseth (Difesa) e Tulsi Gabbard (Dni). I messaggi rivelerebbero dettagli tecnici sul targeting nucleare con elenchi di siti sensibili iraniani tra cui Fordow e Natanz. oltre che di assetti MQ-9, spesso indicati in Italia come Predator b o Reaper. Per questi aeromobili a pilotaggio remoto, rivelate le coordinate di schieramento definite per colpire la logistica dei Pasdaran.

La frattura si rivela interna. Joe Kent, proprio in queste chat, avrebbe espresso il suo dissenso parlando di “follia strategica”, prima di rassegnare le dimissioni per non essere complice di un’escalation non autorizzata dal Congresso: è il ritorno del Signalgate.

I metadata e il tracciamento dei leak

Mentre i quotidiani cartacei si concentrano sul lato politico, la community degli analisti Open Source Intelligence sta studiando la veridicità dei file.

Esperti e team come Zoraida e IntelDog hanno evidenziato nei metadata dei file circolanti sul dark web firme digitali riconducibili a dispositivi mobili registrati presso l’area di Langley e della Casa Bianca.

Il “buco” dai cyber-security hubs degli Usa. Gruppi di ricercatori indipendenti in Germania e Israele hanno confermato che i leak non sono “deepfake”, ma estratti reali ottenuti probabilmente tramite un infostealer – un malware – che avrebbe infettato il dispositivo di uno dei partecipanti meno protetti del gruppo.

Perché Joe Kent è la chiave?

Fonti vicine a Irna, l’agenzia ufficiale iraniana, stanno cavalcando la notizia, usando i leak per denunciare “il caos dei macellai americani”. Kent, eroe di guerra e figura vicina a Trump, si ritrova ora nel paradosso.

Kent, accusato dai suoi stessi colleghi di aver “permesso” il leak o di esserne la fonte per fermare la guerra. La sua uscita di scena segna il punto più basso nei rapporti tra la Casa Bianca e la comunità dei professionisti dell’intelligence.


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