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Economia

Dis-Unione europea: niente sospensione dell’accordo con Israele

La Commissione sul jet fuel: "Non è mancato, costa troppo". Intanto l'Europa resta a terra

di Giovanni Vasso -


Dal jet fuel all’accordo con Israele. Solo Bruxelles poteva riuscire in un’impresa a dir poco spericolata: non contare granché sullo scacchiere internazionale, farsi impallinare dalla polemica scatenata dall’appello di associazioni ed esponenti di (ciò che resta) delle Nazioni Unite. La Dis-unione europea riesce a dividersi pure sull’accordo economico con Israele. E lo fa nel giorno stesso in cui i ministri ai Trasporti si sono incontrati, su impulso della presidenza cipriota del Consiglio Ue, per fare il punto della situazione sul kerosene. Anzi, sul jet fuel. L’incontro è stato invocato dal ministro di Nicosia, Alexis Vafaedes, secondo cui la situazione è serissima, in Europa. Ci sono mancanze possibili sul breve termine, ci sono nodi sulla domanda a medio termine.

Resta l’accordo Ue-Israele, ma prima il caso jet fuel

Tradotto: non solo rischiamo di restare senza carburanti, il pericolo è quello di restare fuori dalle catene di rifornimento. L’intesa, all’ennesima riunione informale del Consiglio Ue, non s’è trovata. Se non nei soliti richiami agli acquisti comuni. Al termine dell’incontro, il Commissario europeo ai trasporti, il greco Apostolos Tzitzikostas, riesce in una clamorosa combo. Da un lato nega la penuria di carburante, assicurando che se alcuni voli sono stati cancellati è accaduto non perché non ci fosse jet fuel ma perché era troppo caro. E verrebbe proprio da chiedersi come si traduca, in greco moderno, quel vecchio proverbio secondo cui se non è zuppa, è pan bagnato. Dall’altra parte, invece, Tzitzikostas dà una mazzata potenzialmente letale al turismo. Chi dovesse trovarsi coi voli annullati per colpa del jet fuel che non c’è, non avrebbe alcun diritto a risarcimenti. Al massimo, il rimborso del costo del biglietto aereo. “Salvo circostanze eccezionali – ha proseguito – il passeggero ha anche diritto a un risarcimento da parte della compagnia aerea. Quindi, riteniamo che le cancellazioni dei voli dovute ai prezzi elevati non si qualifichino necessariamente come circostanze straordinarie”. Che assist alle assicurazioni, chapeau.

Germania e Italia fanno muro: “No a sospensione dell’intesa”

Epperò la polemica più feroce della giornata di ieri non riguarda mica il cherosene. No, nemmeno Salvini che va alla riunione a dire che bisogna cambiare le regole (del Patto di stabilità) sennò viene giù tutto. Lo scontro è stato sul futuro dell’accordo economico tra Unione europea e Israele. La proposta, contenuta in una lettera firmata dalle Ong, è arrivata sul tavolo di Kaja Kallas e Ursula von der Leyen. La Spagna, insieme al Belgio, è in prima linea per ottenere la sospensione (non la revoca…) dell’accordo. A fare muro contro l’ipotesi di stoppare l’intesa sono la Germania e l’Italia. Berlino dice di confidare nell’esito degli incontri per la pace di Islamabad e col ministro Wanderphul chiede di non strafare mettendo il carro davanti ai buoi. Roma, da parte sua, prova una posizione di mediazione. “Meglio sanzioni contro i coloni che bloccare l’accordo”, ha spiegato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Che, alla fine, ha scontentato tutti. Quando il gioco si fa duro, naturalmente, l’Ue inizia a dividersi e a procrastinare. “La proposta è stata accantonata”, ha detto proprio Tajani a margine del Consiglio Affari Esteri tenutosi a Lussemburgo. “Non ci sono né le condizioni numeriche né quelle politiche – ha affermato il vicepremier -, quindi si parlerà di altre iniziative che si possono fare e vedremo”. Già, vedremo.


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