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Esteri

Donald Trump è in confusione sulla guerra all’Iran

Lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso ai “nemici” del Paese

di Ernesto Ferrante -


L’imprevedibilità di Donald Trump nella guerra con l’Iran sta mandando in tilt anche il suo stesso entourage. Secondo quanto rivelato ad Axios da funzionari e consiglieri dell’amministrazione, “si contraddice continuamente, quindi nessuno sa cosa stia pensando”. Manca una vera strategia e i piani cambiano in maniera repentina. Le ultime uscite sono la rappresentazione plastica del cortocircuito in atto. Il tycoon ha fatto sapere di considerare seriamente il ritiro degli Usa dalla Nato, definendo l’Alleanza “una tigre di carta”. A proposito del conflitto, ha detto di ritenere che “stia giungendo al termine”, parlando “di 2-3 settimane” di tempo.

La replica dell’Iran a Trump

Immediata la smentita di Teheran, affidata al ministro degli Esteri, Abbas Araghchi: “Non è in corso alcun negoziato tra Stati Uniti e Iran”. Ad Al Jazeera Araghchi ha chiarito che “a volte i Paesi si scambiano messaggi attraverso altri Paesi, ma questa non è una negoziazione”. La Repubblica islamica non accetterà un semplice cessate il fuoco. Vuole “la fine della guerra in Iran e in tutta la regione” e le garanzie che non si ripeteranno nuove aggressioni.

I Pasdaran hanno preso di mira la USS Abraham Lincoln

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha lanciato droni contro la portaerei USS Abraham Lincoln nell’Oceano Indiano settentrionale, costringendola a cambiare posizione. I Pasdaran hanno anche rivendicato di aver colpito una petroliera nel Golfo, sostenendo che è israeliana. “Una petroliera appartenente al regime sionista, con il nome commerciale Aqua 1, nella regione centrale del Golfo, sta bruciando”, recita un comunicato dell’IRGC trasmesso dalla televisione di stato. Il Qatar aveva precedentemente indicato che l’imbarcazione apparteneva alla Qatar Energy ed era stata centrata nelle sue acque territoriali da missili iraniani.

Le autorità iraniane hanno annunciato l’arresto di 65agenti e collaboratori del nemico” in una serie di operazioni delle forze di sicurezza nella provincia di Markazi.

La “Coalizione per Hormuz”

Si svolgerà oggi – in formato virtuale – la riunione anticipata dal premier britannico Keir Starmer fra rappresentanti di 35 Paesi, europei e non, aderenti a una sorta di “Coalizione per Hormuz” per assicurare la riapertura dello Stretto e la libera navigazione commerciale nel passaggio chiuso in larga parte dall’Iran al traffico petrolifero e di altri prodotti in risposta ai raid di Usa e Israele.

Starmer ha precisato che sarà presieduta dalla ministra degli Esteri del suo governo, Yvette Cooper, per una valutazione condivisa di “misure politiche e diplomatiche sostenibili per il ripristino della libertà di navigazione nello stretto e per la ripresa del transito di merci vitali”, la cui entrata in vigore è subordinata alla “cessazione delle ostilità” in Medio Oriente.

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno ribadito che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso ai “nemici” del Paese e che la situazione “è saldamente e pienamente sotto il controllo delle nostre forze navali”.

Sigonella e il governo Meloni

In Italia continua a tenere banco il caso Sigonella. Il governo Meloni “fornisce attualmente sostegno garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo alle forze statunitensi”, ha specificato un funzionario del Pentagono in merito alla decisione di Roma di negare l’uso della base siciliana ad alcuni bombardieri statunitensi. Il rispetto dei trattati comporta che l’autorizzazione debba essere chiesta e concessa, ma non si può procedere in corso d’opera, con l’aereo in volo.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, incalzata dalle opposizioni, interverrà giovedì 9 aprile con un’informativa sull’azione di governo: alle 9 alla Camera, alle 12 al Senato.

La mattanza di Israele in Libano

Gli attacchi israeliani hanno causato 1.318 morti in Libano. Lo ha reso noto il ministero della Salute libanese evidenziando che il bilancio comprende 91 donne, 125 bambini e 53 operatori sanitari, mentre altre 3.935 persone hanno riportato ferite.

I ministri degli Esteri di Belgio, Croazia, Estonia, Finlandia, Islanda, Italia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Moldova, Norvegia, Polonia, San Marino, Spagna e Svezia hanno espresso “sgomento” per la drammatica situazione nel Paese dei Cedri. Oltre 1,2 milioni di persone sono sfollate, mentre più di mille sono state uccise, tra cui bambini, operatori umanitari e giornalisti.


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