Muoia l’Europa di von der Leyen, Merz e Macron
L’Europa dei banchieri e dei guerrafondai, quella di Ursula von der Leyen, Friedrich Merz e Emmanuel Macron, custode di un sistema finanziario iniquo e opprimente, mi auguro che possa presto imboccare definitivamente il viale di un rapido tramonto.
Deve morire perché possa nascere un’altra Europa, libera federazione di popoli sovrani che riscoprano la grandezza dimenticata.
Solo accantonando questo modello si potrà ritrovare la ragione morale della grandezza del Vecchio Continente nel mondo.
Sì, mi auguro sinceramente che venga la fine per questi personaggi, a partire da Macron, nemico della storia, della cultura e della fede comune nel suo paese.
Miliardi di prestiti a Zelensky, adesso altri 90 miliardi di euro; finanziano una guerra che non solo divide l’Europa, ma ne tradisce gli interessi vitali.
Kiev riceve fiumi di denaro per armamenti e bilancio, rimborsabili con le fantomatiche riparazioni russe, più utopiche della conquista dell’Iran, mentre i popoli europei annaspano nella crisi sociale, nella disperazione e nel disgregamento morale provocato dai diktat di Bruxelles. Neppure una deroga minima alla stabilità finanziaria è concessa di fronte alle sofferenze di milioni di europei.
L’austerità è un cieco fanatismo religioso.
Eppure, nessuna esitazione nel resuscitare l’industria automobilistica tedesca e quella pesante, tramite il business del riarmo. Solidarietà vera a un popolo in difficoltà? Le motivazioni umanitarie non albergano nei cuori dei leaders di questa Unione di strozzini, che antepone i bilanci ai valori culturali millenari, al comune sentire che solo potrebbe unire i popoli europei, che guidarli verso un futuro concreto.
Siamo paesi dell’eurozona, secedere è illusorio, la nostra economia ne morirebbe. Ma restare in questo carrozzone marcio significa approvare la nostra eutanasia. Dobbiamo puntare a un cambiamento concreto, far morire quest’Europa putrida per generarne una nuova confederale, di liberi popoli, non di vassalli.
La storia lo impone, i popoli lo reclamano. Basta con i prestiti per la carneficina ucraina, che ci impoverisce e ci isola. È tempo di rinascita, non di agonia. L’Europa dei padri fondatori, non dei tecnocrati, ha il dovere di prendere le redini del proprio destino e reclamare il proprio spazio nel mondo.
E perché l’Europa assurga a grande potenza è necessario trovare una via comune con la Russia. Lo impone la storia, lo impongono la comune cultura e i valori di riferimento cristiani che sono alla base della ragione di esistere del vecchio continente.
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