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Cronaca

Fermato il Killer di Cristina Mazzotti uccisa 50 anni fa

di Redazione -


A cinquant’anni dal sequestro e dall’omicidio di Cristina Mazzotti, uno dei killer torna al centro dell’inchiesta giudiziaria ed è stato fermato. La Squadra mobile e la Direzione investigativa antimafia di Milano hanno eseguito il fermo di Giuseppe Calabrò. L’uomo è ritenuto un esponente di primo piano dei circuiti della ’ndrangheta attivi tra Lombardia e Calabria. Il fermo arriva a sole 48 ore dalla sentenza di primo grado della Corte d’assise di Como, che ha condannato Calabrò all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio della studentessa. Allora diciottenne, Cristina Mazzotti fu rapita a Eupilio la sera del 30 giugno 1975. Il suo corpo senza vita fu poi ritrovato il 1° settembre successivo in una discarica di Galliate, nel Novarese.

I rapporti con la ‘ndrangheta

Secondo gli inquirenti, la decisione è stata presa per l’elevato rischio di fuga. Calabrò, 73 anni, originario di San Luca, godrebbe infatti di una rete di appoggi logistici ed economici in grado di garantirgli la latitanza, in particolare in Calabria. Le manette sono scattate poche ore prima della partenza per Reggio Calabria, dove aveva prenotato un volo per il mattino successivo. Un collaboratore di giustizia, già tre mesi fa, lo aveva indicato come affiliato alla ’ndrangheta. Ma l’inchiesta non guarda solo al passato. Per la Dda, Calabrò è oggi una figura centrale negli equilibri criminali milanesi. Un “mediatore tra famiglie” interessate alla gestione dei ricavi illeciti legati allo stadio San Siro.

Il business di San Siro

Le carte giudiziarie descrivono il suo ruolo nella protezione e nel consolidamento del potere di Giuseppe Caminiti. Si tratta dell’ex vertice della curva nord interista. Calabrò sarebbe anche stato decisivo per l’alleanza tra Caminiti e Domenico Vottari per la conquista della curva sud rossonera durante le vicende che hanno coinvolto Luca Lucci. Il fermo è motivato anche dal rischio di reiterazione dei reati. Secondo gli investigatori, Calabrò avrebbe continuato a esercitare un ruolo operativo, anche attraverso atti violenti, all’interno del sistema criminale che ruota attorno al business dello stadio. Un contesto che va ben oltre i reati “da tifo”, e che – ricordano gli inquirenti – è stato segnato negli anni da omicidi eccellenti come quello di Vittorio Boiocchi e Antonio Bellocco. Oltre al tentato omicidio di Enzo Anghinelli.

Il killer di Cristina Mazzotti fermato dopo una sentenza della Corte d’Assise di Como

La sentenza di Como, secondo la Procura, ha chiarito “oltre ogni ragionevole dubbio” il ruolo di Calabrò nella fase esecutiva del rapimento di Cristina Mazzotti. Avrebbe fatto parte del commando che bloccò l’auto della ragazza. Poi, puntandole una pistola, la consegnò ai complici che la trasferirono nel luogo di prigionia, dove venne segregata in condizioni disumane fino alla morte. Ora il fermo dovrà essere convalidato dal gip. Ma per gli investigatori, il fatto che il killer di Cristina Mazzotti sia stato fermato non è solo un passaggio giudiziario su un delitto che ha segnato la storia italiana. E’ anche uno snodo cruciale nelle indagini sui legami tra ’ndrangheta, ultras e affari criminali nel cuore di Milano.


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